giovedì, giugno 30, 2005
IL DILEMMA ADRIANO SOFRI
(da La Voce di Romagna, 27 giugno 2005)
Chiedo un aiuto ai lettori della Voce. Voi, di tutto il magmatico scorrere della vicenda di Adriano Sofri, cosa ne pensate? Vi chiedo questo perché io proprio non riesco a farmene un’idea. Adriano Sofri, dopo aver scontato un terzo dei 22 anni che gli sono stati inflitti, ha ora iniziato a lavorare come bibliotecario alla Normale di Pisa. Un lettore mi scrive, lamentandosene e sollecitando un mio commento, ed io sono costretto ad iniziare a rifletterci su in modo serio. Sì, lo ammetto: non ero mai andato oltre la crosta più superficiale del caso Sofri. E, iniziando a documentarmi e a rifletterci sopra, si sono affacciate al balcone della mia coscienza alcune domande. È giusto che Sofri dopo un terzo della pena inizi a lavorare nella torre dove morì di fame il conte Ugolino? E più ancora, cosa c’è di giusto nella sua incarcerazione, e in tutte quelle vicende di odio, sangue ed ideologia che si sono dimenate intorno a questo caso? E qui inizia la mia crisi: non riesco a a rispondermi, non riesco a farmi un’opinione stabile di questa vicenda. Leggo da tempo Sofri su “Il Foglio”, provo per lui una naturale simpatia, sia per l’intelligenza innata delle cose che scrive, sia per il sostegno che altre persone intelligenti, come Giuliano Ferrara, gli elargiscono copiosamente. Simpatia, sì, ma anche ammirazione per l’estremo buon senso di molti suoi interventi. Poi però, con un po’ di fatica in verità, mi sono procurato alcune delle cose che Sofri scriveva all’inizio degli anni “70. E leggendole ho provato disprezzo verso quel Sofri. Per lui e soprattutto per quello che rappresentava: ideologia, terrore, odio. I 26 anni che porto sulle spalle non mi consentono di aver respirato il clima di quei primi anni “70: semplicemente non ero nato, e vedo quel periodo come qualcosa di quantomai distante dal mondo in cui sono cresciuto. Nonostante ciò l’istinto che mi provoca la lettura del Sofri degli anni “70 è puramente di condanna. Si può ammirare un Adriano Sofri, e disprezzarne un altro? Io sinceramente non lo so, e da questo nasce la mia crisi. Dal Sofri di Lotta Continua che scriveva del commissario Calabresi “Gli siamo alle costole, ormai è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito. Qualcuno potrebbe esigere la denuncia di Calabresi per falso in atto pubblico. Noi che più modestamente di questi nemici del popolo vogliamo la morte”, al Sofri che scrive, dal carcere, su Il Foglio: “Ci siamo scambiati un segno di pace, fra guardie, ladri, fedeli, ruffiani e miscredenti. Anche lo scambio del segno di pace è specialmente adatto qui”.
Inizia ad essere un dilemma il mio. Perché in questa vicenda si accavallano risposte che investono la sfera giuridica, quella politica, ma soprattutto quella umana. Sulla sfera giuridica: ha senso condannare una persona per un crimine avvenuto un quarto di secolo prima? In questo frangente mi viene in mente il caso Priebke: era giusto condannare un vecchietto che in una gioventù turbolenta vissuta in tempo di guerra aveva trucidato delle persone? E quindi Sofri? Io, ad essere sincero, non ho una risposta. Anche perché leggendolo oggi si direbbe che Adriano Sofri si sia pentito sinceramente delle cose che ha scritto e del clima di odio in cui si è calato in modo attivo. Ma come si fa a saperlo con certezza? Poi ci sarebbe a lungo da farsi delle domande sul sistema giudiziario italiano, visto attraverso questa vicenda. Ci sentiamo tutelati, pensiamo che questo sistema giudiziario possa garantirci giustizia? Non vado però oltre su questo sentiero, perché rischierei di trovarmi avviluppato in un intrico di rovi di propaganda dell’una e dell’altra specie. Perché tutto si complica se si condisce la vicenda con le spezie della politica. Nessuno di noi, che siamo romagnoli e quindi pieni di buon senso, credo ammiri la violenza di quegli anni. La violenza non ha colore, è sbagliata e basta. Però Lotta Continua non rappresentava semplicemente della violenza senza colore. Rappresentava una delle incarnazioni più crude di una ideologia ben precisa. Condannare Sofri, che di questa realtà era un leader, equivale a condannare quella determinata ideologia? Ma sopra a tutto c’è la questione, per così dire, umana. Può un uomo mutare la sua natura più intima, e diventare da lupo ad agnello? Sant’Agostino si direbbe ce l’abbia fatta. Anche San Paolo, in verità. E Sofri? Ha seguito anche lui un simile percorso di redenzione?
Mi fermo qui, avendo irritualmente proposto molte domande e poche affermazioni. Me ne scuso, ma ancora di più ringrazio sin d’ora tutti i lettori che vorranno darmi una mano in questa mia ricerca, proponendomi le proprie opinioni.
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categoria:cultura, politica
giovedì, giugno 30, 2005
(l'ultimo della serie "donne")

Il direttore vorrebbe che la smettessi con questa storia delle donne con cui importuno i lettori de La Voce oramai da settimane. E fa bene, se fossi al suo posto non l’avrei neanche fatta iniziare. Quindi, abusando ancora della sua pazienza, mi trovo a rispondere all’edizione straordinaria della Zuppa Inglese di Farrell di ieri, dedicata al mio "conflittuale" rapporto con il mondo femminile.

Cinque anni di Romagna solatìa sembra abbiano asciugato l’umido e sottile humour inglese che Farrell, in quanto cittadino (o spia?) della Corona Britannica dovrebbe avere. Direi che a quanto scrive sembra diventato un romagnolo a tutti gli effetti, compreso nello humour che sa di puro sangiovese. Onorato da cotanta considerazione e attenzione – comunque troppa e immeritata per un argomento così leggero – vorrei puntualizzare un paio di cose a me attribuite.

Mi si attribuisce un desiderio di guerra contro le donne. So che il sangue irlandese, orgoglioso e ribelle, che scorre nelle vene di Farrell lo fa propendere per attitudini guerrafondaie. Contro la sinistra, contro le biciclette, contro la Romagna, contro il cibo italiano… Io invece sono una persona che va in bicicletta, che mangia cibo italiano e che ama la Romagna. Ma soprattutto sono una persona mite. Non è infatti un caso che quasi tutte le ragazze e signore che mi hanno scritto lo hanno fatto per dare sostegno alla mia tesi: donna, sei troppo importante per ridurti a un bel contenitore vuoto. Per cui, altro che guerra alle donne! Io vorrei che si creasse un’alleanza fra le Donne (con la "d" maiuscola) contro lo sterminato esercito orchesco di cloni di veline che aumenta ad ogni generazione che passa. Tutte pilotate da una mano (più o meno) invisibile, che facendo leva sulla psicologia femminile le spinge garbatamente a mostrare glutei a destra e a manca.

Al di là del tono scherzoso, credo che il vero problema sia individuabile con precisione. È l’edonismo. Edonismo che penetra in tutte le pieghe della psicologia umana. Le donne devono apparire belle. Punto. Tutto quello che c’è oltre a questo non conta nella logica comune. E non viene quindi premiata né la femminilità né la capacità di programmare e costruire una famiglia. E queste persone che la società forma ad "apparire" ma non ad "essere" non vivono che nel presente. Non hanno passato e non hanno futuro. Condannate a non essere. Solo che per logiche perverse la realtà è questa: o brave, o belle. O casalinghe, o in perizoma. Nessuna casalinga in perizoma (che non sia già occupata…). E io, venticinquenne che vorrebbe un giorno sposarsi, devo scendere a patti e scegliere tra una donna brutta ma brava e una bella ma inutile?

Mi si accusa poi di essere diventato un talebano di Romagna. Ma per carità… Tra i mostri creati dal totalitarismo islamico e le macellerie a cielo aperto della società occidentale ci potrà essere una via di mezzo, no? A me quella interessa.

Ringrazio Farrell per i consigli che mi dà per uscire dall’"abisso", e ne farò tesoro. St Kitts and Nevis saranno presto mie mete, danaro permettendo. Ed anzi, come dipendente illustre e segreto della Regina (non dimentichiamoci che Farrell è una spia inglese), magari potrà usare i suoi buoni uffici per farmi frequentare la buona società dell’aristocrazia inglese. Nicholas, quando mi porti a Buckingham Palace?

Chiudo con un mea culpa, promesso ad una lettrice. Io me la sto prendendo con una parte delle donne, che per rispondere al nostro desiderio maschile diventano sempre più belle ma sempre più vuote. Ma in realtà se fossi una donna farei la stessa cosa nei confronti dei maschi. Siamo sempre più truccati, depilati, palestrati, e lampadati. E immancabilmente sempre più vuoti e smidollati. Quando romperemo insieme queste logiche?

Paolo Gambi


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categoria:donne
giovedì, giugno 30, 2005

BASTA MACELLERIA! VESTITEVI COME SI DEVE!
Di Paolo Gambi

(Da La Voce di Romagna, 18 settembre 2004)

Che fine hanno fatto quei bei vestitini a vita lunga che le donne si mettevano negli anni “50, quelli con le gonne arricciate ampie fino ai polpacci, sempre accompagnati da tacchi discreti e capigliature classiche con lo “chignon”? Quei vestiti che, guardacaso, sono stati usati per il recente film “la donna perfetta”, ma che io, venticinquenne, non sono mai riuscito a vedere nel mondo reale? Erano il massimo della femminilità e della classe. E pure della sensualità. E non condivano di nudo selvaggio il pasto visivo quotidiano di noi maschietti. Perché invece oggi, al posto della classe delicata di quello stile, si è costretti a subire passivamente l’attacco frontale – e ormonale – di donne con minigonne inesistenti arrampicate su tacchi a spillo vertiginosi, ragazze con pantaloni trasparenti che (non) nascondono i tanga a filo interdentale che stanno rigorosamente sotto, donne giovani e meno giovani con scollature che ci riportano tutti all’età della poppata. È un po’ come essere in macelleria, con tranci di carne nuda esposti per la vendita. Ogni anno che passa il “comun vestire” femminile scopre qualcosa di nuovo. Prima i polpacci. Poi le braccia. Poi le cosce, poi le pance e l’ombelico in bella mostra. E poi i seni, ed infine i sederi. Presto ci sarà anche il nudo integrale. E tra qualche anno scopriremo parti del corpo che noi uomini non sapevamo neanche aveste. E poi c’è chi si lamenta se gli uomini pensano solo a quello… A che cosa si deve pensare, se non fate altro che mandare segnali di natura squisitamente sessuale?

E diciamoci la verità, voi donne non vi mettete in perizoma o in tanga perché vi piace farlo o perché ci state comode. Lo fate perché piace a noi. Lo fate per apparire a noi uomini, per mostrarvi. Non c’è nulla di male nel volersi mostrare di per sé, anzi. Solo che una donna non è più bella se aumenta la metratura di nudità. È solo più volgare, e lancia messaggi di disponibilità, che poi gli uomini colgono. Il perizoma che la donna perfetta – la casalinga in perizoma appunto – indossa, è uno strumento di seduzione del proprio uomo. Non un orpello da mostrare in pubblico, cosa che lo rende altamente volgare. E la volgarità reiterata non fa altro che rendere gli occhi assuefatti ad essa. Facendo perdere il senso più profondo del bello. Insomma, donne, denudatevi per il vostro uomo e mostrate la vostra bellezza a lui, non agli occhi di chi cammina per strada!

Il tutto comunque si riduce ad una questione di classe e di bellezza. Due cose che abbiamo profonde nel nostro DNA di occidentali, ma che dobbiamo riscoprire nelle pieghe più recondite. Perché non siamo più in grado di comunicarle, e nessuno, nella brutalità della comunicazione selvaggia, ci insegna come fare. Il fascino discreto di una bellezza nascosta che si svela solo, al momento giusto, alla persona scelta fra milioni. Il piacere graduale e sommesso della scoperta dell’altro. Piccole cose, ma che fanno profonda l’esperienza, e la rendono diversa dal semplice e barbaro comunicare tramite spezzoni nudi del corpo, siano seni al vento o muscoli palestrati da esibire in spiaggia.

Comunque sia non ce l’ho fatta. Volevo smettere di scrivere del mio conflittuale rapporto con il mondo femminile, e ci ho provato. Ma andando contro il direttore, che da persona seria vorrebbe che scrivessi d’altro, e contro il buon senso, sono stato calamitato a scrivere ancora di donne. Per cui non posso che finire con il mio solito appello per la donna perfetta. Se sei arrivata a leggere fino qui e condividi anche solo il 50% di quanto ho scritto, scrivimi all’email sottostante!


E allora lettere!
Caro Paolo,
ma è mai possibile che tu non abbia nient'altro da fare che guardare il fondoschiena della donne....per vedere che intimo indossano????
lascia che si vestano come vogliono...ad esclusione di quelle che possono permetterselo ...penso che si debba  ammirare il coraggio di chi proprio una modella non è.
Ti posso assicurare che e più fastidioso camminare con un tacco da 10 cm che indossare un perizoma o tanga (filo interdentale )come lo chiami tu....
(e poi chissà da ragazzino quante fantasie ci avrai fatto su quel tringolino!!!) Non negare!!!!
 
Se alcune donne preferiscono quel modo di vestire per farsi guardare da voi maschietti (come dici tu) sono libere di farlo..
meglio comunque di quegli uomini che la sera sono sulla passeggiata a dorso nudo e pancia pendente....e per giunta con le ciabatte da mare...
 
 
Ps. condivido oltre il 60% di quello che hai scritto nei tuoi articoli,cercavi la casalinga in perizoma? limitati a quello e non giudicare le persone da come si vestono altrimenti dimostri di avere meno dei tuoi 25 anni...
vivi e lascia vivere...
Antonietta
 
Cara Antonietta, io, come molti uomini, guardo quello che mi mostrate. Mostrate il sedere e guarderemo quello. Mostrateci carattere e femminilità e apprezzeremo quelli. PG


Questa storia della donna ideale è un vero assillo! Ma voi uomini, che ci squadrate dal cervello ai piedi, e criticate, che classe e che stile avete voi?
Soprassedendo sull'abbigliamento, che per quanto mi riguarda è un particolare davvero irrilevante, quali sono le vostre qualità? I ragazzi che incontro tutti i giorni in discoteca, sul treno o all'università sono sempre più vuoti e superficiali.
Parlano di calcio dall’anticipo di serie B al posticipo di Coppa Uefa. Si rincretiniscono in casa a giocare per ore con la Play Station e l’X box. Bevono vino rosso nel calicione perché va di moda e si compiacciono della loro macchina nuova che hanno pagato milioni (magari con un l'aiuto da parte di papà). Dicono di vivere da soli e poi portano i panni da lavare a mammina. Sono questi i giovani uomini che noi un domani dovremmo sposare e per i quali dovremmo cambiare?
Anche tu Paolo, che tanto fai il moralista, probabilmente quando esci con i tuoi amici non parlerai del rigore di quella ragazza con la gonna lunga, bensì...
 maribellaria
 
Colpito e affondato. Preannuncio un mea culpa. PG

postato da: PaoloGambi alle ore 22:48 | Permalink | commenti
categoria:donne
giovedì, giugno 30, 2005

(il terzo articolo della serie, pubblicato su La Voce di Romagna, settembre 2004)

 

Io non so se voi ragazze da bambine sognavate di incontrare il vostro principe azzurro circondate da altri duemila maschi agitati e in canottiera, immerse in nuvole di fumo puzzolente, con le chiappe ballerine di cubiste di varia razza ad altezza faccia. E con una colonna sonora uscita da Radio DJ. Eppure andate in discoteca a conoscere i ragazzi. Pensate davvero di incontrarlo lì il principe azzurro? Con questo niente contro le discoteche di per sé, sia chiaro. Solo che quelle servono a "divertirsi", non ad accasarsi. Sono templi della felicità posticcia, non luoghi di incontro. Cosa che non ci è ancora del tutto chiara. Come voler cercare l'insalata dal salumiere. E noi ragazzi cosa facciamo? Pensiamo davvero che una ragazza che va a fare la preda o la cacciatrice seminuda in discoteca abbia l'impostazione mentale giusta per aver voglia nel futuro di mettersi a fare la sfoglia per noi? Abbiamo davvero l'illusione, come qualcuno mi scrive, che una donna possa "fare la libertina" ? con sconti comitive e offerte tre per due magari ? nei locali per trent'anni, e di botto riscoprirsi piena di virtù e diventare una brava mamma piena di morale e buoni pensieri? La virtù bisogna coltivarla... almeno un po'. Viene poi da chiedersi che compattezza avranno i rapporti creati in discoteca quando la musica sarà spenta, i vestiti provocanti saranno nell'armadio e i trucchi saranno stati lavati via dall'acqua del tempo che passa. Che garanzie dà una persona conosciuta lì? Al massimo la garanzia che sa ballare. E neanche sempre. Comunque resta il fatto che far sfregare due corpi è oggi semplicissimo. Far incontrare le intimità di due persone molto difficile. Impossibile in discoteca.

Però, se è vero che i due universi maschile e femminile, così diversi l'uno dall'altro, fanno fatica a comunicare (se non in superficie), quali luoghi ci offre la società per metterli a contatto in profondità, discoteca permettendo? Dove si incontrano davvero uomini e donne? Un tempo si conoscevano le famiglie di appartenenza, i background culturali e sociali di una persona. Si conosceva l'albero del frutto che si mangiava, e si avevano garanzie profonde sull'identità di una persona. Oggi siamo singole individualità che si incontrano tangenzialmente quando il destino lo consente. Sbattiamo per caso se ci incontriamo a scuola, in università, sul luogo di lavoro. La progettualità che ci manca come singole persone, manca anche alla società come organizzazione.

Allora quali sono i posti giusti per incontrare la donna perfetta, cioè la oramai celebre casalinga in perizoma? Se qualcuno ha una risposta, si faccia avanti. Alla sua ricerca vedo però due luoghi che potrebbero creare un binomio: la discoteca e la parrocchia. In discoteca si trovano ragazze in perizoma, che però non possono essere brave casalinghe per una serie infinita di motivi. In parrocchia bravissime casalinghe, ma senza perizoma. La soluzione del grande dilemma si trova forse in una ragazza di parrocchia che la sera contro i propri principi e il proprio stile va in discoteca? O forse bisogna scendere più a fondo nelle pieghe del rapporto uomo-donna e capire che dipendiamo tutti dalla nostra insopprimibile esigenza di "essere per gli altri", e quindi la perfezione di una donna, come di un uomo, è totalmente soggettiva?

Ho scritto che le donne che mi hanno contattato hanno dimostrato ? tutte ? di essere stupende. Continuate a scrivermi. Anche qualche maschio mi ha scritto. Qualcuno ha dubitato dei miei 25 anni, qualcun altro mi ha dato del reazionario. Le donne invece mi hanno quasi tutte sostenuto nella mia battaglia. Però io continuo a cercare la donna perfetta. Se ci sei, dimostrami che internet può essere un luogo di incontro, e scrivimi all'indirizzo in fondo all'articolo...

paologambi@libero.it


E anche qui, commenti

Ciao Paolo, sono un quotidiano lettore de "La Voce" e così ho avuto modo di leggere e apprezzare i tuoi articoli sempre puntuali e con i quali non posso che essere d´accordo visto che anch´io da abbastanza tempo cerco di stimolare nei miei amici delle riflessioni su questi temi, finora con scarsi risultati.
Però una domanda è d´obbligo: dov´è possibile trovare una donna come si deve?
Io sono di Rimini, città che in fatto di donne considero fra le più scarse d´Italia (parlo sempre di quelle come si deve),infatti le riminesi fanno tanto le ragazze per bene ma in fin dei conti sono stupide, superficiali e ignoranti(da un punto di vista imtellettuale,ovviamente). Vabbè non ti voglio rubare altro tempo. Buon Lavoro e continua a scrivere!

P.S. Tieni botta che prima o poi una donna come si deve la troveremo e i benpensanti resteranno a bocca asciutta.

ANDREA GUIDI



Con entusiasmo raccolgo l'appello lanciato al termine del suo articolo pubblicato su "LA VOCE" del 18 u.s.
Non sono in accordo con lei al 50% ma COMPLETAMENTE!
Ho quarantadue anni e, il mio modo di vestire, sempre piuttosto sobrio, non le nego che,talvolta, mi fa sentire "antiquata" ,ma tant'è...io son fatta così e solo così mi sento a mio completo agio e non come un "pezzo di carne" che fa bella mostra di sè dal macellaio!
Un grazie di cuore ed un augurio di proseguire nel suo lavoro con libertà ed indipendenza.
 
Emanuela Giorgi
 
P.S: anche mio marito,che è qui vicino a me, e che, con me, ha letto il suo articolo,è assolutamente d'accordo con Lei!

postato da: PaoloGambi alle ore 22:43 | Permalink | commenti
categoria:donne
giovedì, giugno 30, 2005

(il secondo articolo della serie, pubblicato su la Voce di Romagna gli ultimi giorni di agosto 2004)

 

Non so se esiste la donna perfetta. Ma se esiste vive di sicuro in Romagna. Ho infatti scritto che la donna è il frutto del desiderio dell’uomo, la costola della sua solitudine. E descritta la dinamica, ho scritto che gli uomini stanno desiderando donne sbagliate, belle ma vuote. Con la conseguenza che oggi le donne sono diventate, appunto, belle ma vuote. E ho gioito delle vostre reazioni. Ringrazio davvero tutte le ragazze e le signore romagnole che mi hanno scritto in massa. Siete tutte stupende. Avete espresso punti di vista sempre interessanti, e nessuna mi ha mandato mail scontate o inutili. Mi spiace anzi se non riusciamo a pubblicarvi tutte. Riporto invece la tipica reazione maschile, mandatami via sms da un altolocato amico riminese: “Trovo assolutamente ripugnante il tuo metodo di imbrocco”. E questo a dimostrazione che voi donne sapete essere molto più profonde degli uomini se vi impegnate…

Ho sollevato il coperchio di un problema: con il rapporto superficiale tra uomini e donne che c’è oggi, non si fanno più famiglie, non si fanno più figli. O almeno se ne fanno sempre meno. Gli uomini vivono per apparire alle donne belli, palestrati, ricchi e pieni di successo. E le donne vivono per apparire agli uomini belle, anzi perfette, e magari disponibili ad essere corteggiate. Tutto in un rapporto di superficie oramai logoro, in cui i due universi maschile e femminile hanno smesso di comunicare veramente. Come si fa a costruire qualcosa di stabile su un rapporto fatto di sfregamento di corpi, uscite in discoteca, sesso, e niente più? Dove sta il vero sentimento, la condivisione delle idee, la programmazione? Per forza allora non nascono famiglie!

Trovo particolarmente interessante il suggerimento che è stato fatto da una lettrice, di fare qualche passo indietro, sia donne che uomini, in ciò che si esige dall’altro o dall’altra. Perché è qui che sta la soluzione. Finché voi esigerete un principe azzurro bello, sportivo, ricco e intellettuale, che però magari è pure un rammollito sottomesso che fa qualunque cosa vogliate, e finché noi esigeremo la oramai celebre casalinga in perizoma, probabilmente continueremo ad essere entrambi incapaci di costruire rapporti, se non in quella superficie di apparenza in cui ognuno appare ciò che vuole. In cui cioè siamo tutti principi azzurri e tutte donne perfette. Perché i rapporti vanno costruiti da persone che hanno ben salda e profonda la propria identità. Insomma, un rapporto è bello se da una parte c’è un uomo veramente tale, e dall’altro una vera donna, non quando le due parti sono Costantino e Alessandra, e lo Spirito Santo lo fa Maurizio Costanzo. Trovo comunque, in aggiunta, molto importante l’appello fatto da un lettore uomo a rinunciare ciascuno a un po’ del proprio egoismo per raggiungere insieme obiettivi importanti che richiedono per forza di cose sacrificio.

Detto ciò, resta il fatto che per fare passi avanti o passi indietro ciascuno di noi deve ragionare, elaborare idee e convinzioni, confrontarle con quelle degli altri, e in questo dialogo ricredersi o rafforzare le proprie credenze nella fucina della dialettica. Non deve servire anche a questo un quotidiano come La Voce? Per continuare questo bel cammino di dialogo che abbiamo intrapreso insieme, continuerò a uscire con qualche pezzo sul rapporto fra uomini e donne, per suscitare altri dibattiti, altre reazioni, altri commenti. Ne ho già in mente più di uno. E poi chissà, se riuscirò a convincere il direttore, sarebbe bello organizzare un incontro per discuterne tutti insieme guardandosi in faccia…

Mi rimane solo una perplessità. La frase tipica di tutte le ragazze che mi hanno contattato è: “io comunque non mi riconosco nella tua descrizione perché sono diversa dalla massa”, aggiungendo magari qualche riferimento contro la superficialità delle discoteche o della cultura dell’apparire. I casi allora sono due: o ho suscitato veramente la reazione delle persone per bene, e in tal caso me ne rallegro, oppure qualcosa non quadra. Perché se siete tutte ragazze diverse dalla massa, chi le riempie le discoteche e le spiagge sempre affollatissime?

Rimane saldo comunque il mio appello: se ci sei, donna perfetta, casalinga in perizoma, donna cinquecentesca con lo sprint della donna del duemila, la mia email rimane sempre quella:

paologambi@libero.it


(anche qui un fiume di letterepervenute alla redazione del quotidiano)

c'è poi anche chi mi vuole male...

Salve,

le scrivo perché, nonostante abbia la consapevolezza che il dibattito nato a partire dai suoi articoli serva più che altro a riempire spazi sul giornale, non sono riuscita a rimanere inerme di fronte alla sua ultima provocazione.

Ho notato che ciò che accomuna i suoi articoli, a prescindere dall'argomento trattato, è la ferma esposizione di una tesi, che in mancanza di qualsiasi confutazione e senza essere avallata da prove che non si basino su pregiudizi e luoghi comuni, porta all'affermazione di una semplicistica e ingenua teoria.

Le teorie che lei espone in due dei suoi ultimi articoli si basano sul seguente schema causa-effetto:

1.       sesso+droga+disco (aggiornamento di sesso, droga e rock n'roll?)= generazione di idioti celebrolesi sottomessi all'istinto sessuale.                                      Forse mi sono persa qualcosa...dov'è il nesso logico? Vorrei inoltre sottolineare l'originalità di questa tesi, talmente innovativa che trova dei proseliti come i miei cari nonni, esponenti di grido della gioventù progressista! Io accetto affettuosamente i loro consigli perché la guerra e le ristrettezze economiche hanno impedito loro di ricevere un'educazione adeguata. Speravo però che queste convinzioni non fossero più radicate nei giovani, tanto più in un ragazzo che ha solo tre anni in più di me. Quella che sostiene è una visione estremamente riduttiva del piaga estesa e problematica della droga e vuole spiegare attraverso facili generalizzazioni, la superficialità che impera oggi, questo è vero, ma che non riguarda solo i giovani e che ha cause radicate in tutto il sistema sociale e mediatico, impossibili da riderre nella contrapposizione Mc Donalds/pranzo della nonna.

2.       uomo accecato dal desiderio sessuale= stupide donne fisicamente perfette senza prospettive per il futuro. Come prima cosa dove sta scritto che la donna è il frutto del desiderio dell'uomo? Ah certo nella Bibbia...o meglio nell'interpretazione misogina della Bibbia data dalla Chiesa ai tempi dell'Inquisizione! E' una concezione veramente medievale.E' ovvio che uomini e donne, che non sono sistemi viventi ermeticamente chiusi verso l'esterno, si condizionino a vicenda, ma non vedo perché secondo lei tale influenza venga subita solo dalle donne.Perché se così fosse,sarebbe per me un dilemma spiegare l'esistenza di quell'esercito di uomini-checca che invadono la nostra riviera, le città ecc.. Un'insieme di Costantini, preconfezionati, che si fanno chiamare Ispanici, tra una manicure e la depilazione. E' veramente umiliante e non penso che gli uomini lo facciano per rispondere ad un loro naturale istinto. Inoltre è singolare che sia un uomo a  stabilire quale sia il naturale binario (di mogli e madri) e i motivi di realizzazione di noi donne (immagino sia stato molto colpito dalla lettura della Bibbia...o del Corano?). Così in un paese che conta uno dei numeri minori di deputate parlamentari in tutta Europa, in cui il livello di emancipazione delle donne è al pari dei paesi sottosviluppati, lei conia il felice slogan "più capelletti, meno emancipazione"! I miei complimenti, veramente:ce ne vorrebbero di uomini così, con i sani valori della sottomissione della donna,in barba a quelle pazzoidi delle femministe che dopo secoli di soprusi, di violenze, di prevaricazioni, hanno anche avuto la faccia tosta di obiettare che la donna è un essere umano al pari dell'uomo con uguali diritti e possibilità!Evviva i capelletti quindi: che importa se la donna che sarà la compagna della tua vita e alleverà i tuoi figli, pensa che Pol Pot sia una taroccatura della Meltin Pot o che Woodstock sia un particolare periodo di sconti americano! Bezzecole di fronte a un buon piatto di passatelli! E' ovvio che lei non si offende se le danno del maschilista, perché il risentimento presuppone almeno un barlume di sensibilità, della quale mi sembra di capire, lei è privo.  

           

Quando non riesco a trovare una via d'uscita dalla complessità della realtà di cui faccio parte, mi piacerebbe avere una così chiara visione delle problematiche del mondo come la sua: purtroppo la mia coscienza mi impedisce di utilizzare meschine scorciatoie come luoghi comuni, pregiudizi e stereotipi infondati. Beato chi ha l'arrogante convinzione di avere capito tutto dalla vita. La invidio. 

Chiara Monticelli


Wow, addirittura!

Caro Paolo   concordo pienamente con te in tutto quello che hai scritto.... io ne sono un esempio....

 fino a ieri ero una donna che ambiva a diventare mamma, che provava ricette nuove per il suo lui e che comprava vestitini per i suoi figli..... pesavo 10 chili di piu, non ero sexy, e passavo abbastanza innoservata, e questo per ben 10 anni di fidanzamento.... poi qualcosa è scattato, d'improvviso non ero piu felice, non sapevo piu quello che volevo e i miei obiettivi erano cambiati e la routine incominciava a soffocarmi.....

ed ora mi ritrovo qui.... a sognare di far l'attrice per Brass...

non pensare che sia superficiale perchè non lo sono, tu hai sollevato una questione sociale che purtoppo coinvolge sia l'uomo che la donna.

io sto ragionando su quello che mi è successo da ben 2 anni , una parte di colpa  è del mio lui, una parte è mia perchè mi son lasciata coinvolgere da questa società.

però ti posso consolare dicendoti che tra tutto quello che mi è successo, tra tutti i cambiamenti e i colpi di testa che ho avuto, sogno di essere una brava mamma e son sicura che i miei figli saro molto ben educati e non ho mai perso il buonsenso e la ragione.... quindi tutto ti può cambiare ma i veri valori se li hai dentro e fanno parte di te nessuno mai te li toglierà... un bacio e complimenti sei davvero oltre.... farai strada

lettera firmata-una concorrente del concorso di Tinto Brass

Ancora lettere...

Buongiorno,

ho letto il tuo articolo sulla Voce riguardo la femminilità. Posso dire la mia? ecco, leggendo un pò ho riso. Mi sembra il solito indovinello: "E' nato prima l'uovo o la gallina?" tradotto: sono nate prima le tette al silicone o gli occhi degli uomini che le guardano? mah! è tutta una questione di pubblicità. Metti su un giornale per un anno di seguito (anzi facciamo qualche settimana) l'immagine di una donna che sul sedere si dipinge un sole e credimi...ci sarà sempre chi segue questo "invito". Ho 48 anni. Sono una donna che nonostante sia di sinistra ha sempre odiato (in senso buono) il femminismo, specie quando a 18 anni volevo portare i tacchi alti e vedevo le mie compagne guardarmi storto (andavano gli zoccoli olandesi di legno che facevano un male bestia) . Ho una "sevvogliamo" cultura metropolitana, visto che vengo da una grande città del nord. Ma il mio ricordo riguardo tette culo gambe (nel caso tutta roba mia) era, quando dovevo uscire di notte di nascondere il tutto perchè era veramente rischioso. Ora non più. Questa è la differenza. La natura di ha dotate di attrazioni per l'uomo, perché nasconderlo.......anzi......beate quelle che hanno delle attrazioni super.

Poi se una deve andare a rifarsi spendendo soldi, rischiando a volte anche la salute........beh quello è un discorso di insicurezza, voglia dell'assoluto, voglia di fare carriera (perchè no?...guarda le veline).

Poi il fare o meno la piada, i cappelletti, lavorare tutto il giorno come un uomo, curare i bambini e allattarli come una donna, .....questa è la fregatura massima: abbiamo voluto la parità dimenticandoci che dovevamo semplicemente richiedere un bilanciamento delle fatiche......ma tant'è...prima o poi il tutto si riequilibrerà. Credo nei corsi e ricorsi della storia. Ai miei tempi andavano di moda le magrissime piatte e lunghe (ma chi le guardava oltre che i fotografi?) ora vanno le tettone super calibrate (Valeria Marini insegna) ma chi le avvicina se non i super fusti........eheheheh fortuna che ci sono tante ma tante donne normali e uomini anche.........e poi scusatemi , ma la piadina è così buona.......facciamola in due.......no?

anita assirelli

postato da: PaoloGambi alle ore 22:40 | Permalink | commenti
categoria:donne
giovedì, giugno 30, 2005

MA ESISTE UNA DONNA FATTA COME SI DEVE?

(Pubblicato su La Voce di Romagna, 2x agosto 2004)

 

Sederi perfetti, tette esatte, visi venerei, cosce tornite in bella vista... in mezzo a questo ammasso di carne abbronzata che girando per le nostre spiagge mi trovo davanti, qualche domanda si è affacciata alla mia coscienza di venticinquenne che vorrebbe costruirsi un futuro. Era già scritto nella Bibbia: la donna è il frutto del desiderio dell'uomo. Come noi maschi la desideriamo, così lei diventa. Ci facciamo staccare una costola, quella che vogliamo noi, e da lì lei prende forma. E scrivo questo per la gioia delle femministe, cellule impazzite dell'universo femminile che mi daranno del maschilista pensando di offendermi. Ma lo scrivo ancora di più per noi maschietti. Perché sommerso come sono da donne oggetto abbronzate ed esteticamente perfette, che si fanno vedere e desiderare da tutti, ma che non sono più capaci di fare i cappelletti o di educare un figlio, mi sto chiedendo cosa sta producendo il nostro desiderio. Certo, se la nostra massima aspirazione maschile è vedere tutto il giorno la tv invasa da sederi e donne seminude, di cambiare cento donne in una vita, e di rimanere scapoli fino alla morte, allora la strada che stiamo percorrendo è quella giusta. Ma visto che continuo a credere che l'essere umano sia chiamato a cose un pochino più interessanti della semplice unione di due corpi, forse sarebbe il caso di fare un esame di coscienza. E capire che se oggi non si riescono più a costruire famiglie, se oggi non ci si sposa e si cambiano cento partner, se oggi di conseguenza non si fanno più figli, è perché le donne sono uscite dal loro naturale binario di mogli e madri (a detrimento della loro stessa realizzazione personale) per rispondere al nostro desiderio di esteriorità, di sesso disordinato, e di superficialità. E la colpa è ovviamente nostra, di noi maschi che abbiamo preferito le donne-cubiste alle donne-mamme, le letterine alle nostre nonne.

È chiaro che se dovessimo seguire il desiderio di donna perfetta che ogni uomo ha, sogneremmo una donna con il fisico da modella, ma casta e monogama. Sexy, ma vergine, piena di carattere, ma sottomessa, frizzante e istruita, ma con la massima ambizione di fare la casalinga e magari vincere una gara di ricamo. Una specie di casalinga in perizoma. Il fatto è che le due cose non possono convivere: o desideriamo una donna oggetto, o desideriamo una donna con cui metter su famiglia. Anche perché una donna che si fa vedere e desiderare da tutti, che ha avuto cento uomini e che vive i rapporti di coppia come unione di corpi, non costituisce esattamente le fondamenta più stabili per costruire una famiglia. Per uscire da questo vicolo cieco (perché di casalinghe in perizoma mi sa che ce ne siano poche), basterebbe moderare un po' il nostro edonismo, e tornare a desiderare una donna magari meno perfetta fisicamente, magari meno abbronzata, ma più femminile e più tradizionale. Con un po' di capacità di progettazione, e magari un po' meno emancipazione. In questo modo saremmo noi maschi con il nostro desiderio ad indirizzare le ragazze verso il loro naturale istinto materno e familiare. Che realizzerebbe sia noi che loro.

Ne esiste almeno una fatta come si deve? Che sia arrivata in fondo a questo editoriale condividendo almeno il 50% di quello che ho scritto? Se ci sei, la mia email è in fondo a questo articolo...

paologambi@libero.it


La prima lettera di commento all'editoriale sulle donne arrivata e pubblicata su La Voce di Romagna

 

Sono una ragazza...ma sinceramente non mi ritrovo nella mentalità media femminile di oggi.

Per esempio:..non resisto più di 10 minuti a parlare tra donne di cosmetici...e se fossi predisposta all'orticaria,beh,credo mi verrebbe dopo un quarto d'ora trascorso a parlare di indumenti,firme e borsette all'ultimo grido!!

Gli uomini hanno avuto senz'altro la loro parte di colpa per far diventare le donne dei semplici oggetti...delle Barbie perfette,con le loro borsettine ordinate...le scarpette in coordinato coi mobili...magari,proprio seguendo i colori della moda del momento...tutto tinta "Rosa confetto"!Orribile!

Pure il cinema ci si è messo...credo sia sugli schermi tutt'ora nelle multisale,"La donna perfetta"...interpretata da uno degli recenti premi Oscar,Nicole Kidman...che peraltro sembra più un colne che un essere umano nella pellicola!Deduco che è un tema d'attualità molto gettonato e sfruttato!

Nonostante gli uomini ci vogliano oggetti....beh,devo anche ammettere che le donne continuano a dare ragione a certe barzellette cattivelle...che canzonano la mancanza di intelligenza!

Stupidaggini...e invece...guardandoci intorno ,dopo la consueta risata del "dopo barzelletta"...il sorriso diventa una smorfia di smarrimento,perchè effettivamente ci si rende conto che non era poi tanto una barzelletta!

Ci sono un sacco di ochette in giro...di illuse...di ragazze che mettono l'intelligenza in un angolo del loro cervello,mentre potrebbero avere delle capacità!

Non è solo colpa degli uomini...è anche colpa dell'ignoranza....del fermarsi a guardare "beautiful" o "cento vetrine"(dove,tralaltro,non sanno nemmeno recitare....bleah!) e non capire i discorsi che Bruno Vespa fa a "Porta a Porta"...dove non riconoscono nemmeno la musica iniziale di "Via col Vento"...perchè è un film troppo vecchio perchè lo possano conoscere!

Potrei dire mille altre cose in merito..e riportare almeno un milione di esempi....ma basta guardarsi intorno per farsi un'idea!D'altronde....nonostante questa massa di ignoranza che si incontra in giro....io mi vedo circondata da persone stupende,che hanno tantissimi pregi e difetti come tutti...ma delle quali non potrei fare a meno...perchè sono speciali!

La società in fondo non è tutta marcia...ci sono ancora brave ragazze con del carattere e ragazzi nobili d'animo che si farebbero in 4....ecc...

Io vedo il brutto e mi deprime....vedo il bello e respiro a pieni polmoni!

 

 Mi trovo d'accordissimo con te. La parola emancipazione spesso e volentieri salta fuori dalla bocca delle donne senza che esse abbiano veramente capito in cosa consista....espressioni come "parità dei sessi"...ecc..vanno molto di moda!

Io credo nella parità dei diritti tra uomini e donne....ed è un diritto sacrosanto..alla base dell'umanità credo.

E' buffo quando penso invece a donne che pretendono di essere uguali agli uomini!

Una donna al volante di un autobus è davvero una grande conquista sociale...non c'è che dire!!!:)

(io personalmente non ci salgo mai...non mi sento sicura!;))

Sabrina

Un'altra lettera di commento all'editoriale sulle donne arrivata e pubblicata su La Voce di Romagna

Ciao Paolo, scusa se ti do del tu ma mi è piaciuto talmente tanto il tuo articolo che mi viene istintivo rivolgermi a te con questo tono amichevole. Io sono una donna di 33 anni con un bimbo di 1 anno e devo dire che per i miei primi 30 anni della mia vita ho cercato di essere una donna in perizoma non avendo certamente un fisico da pin-up (quindi con molte difficoltà) e devo dire che ho avuto un discreto successo. Ora, mi sento mamma ed avendo veramente poco tempo da dedicare a me stessa, devo dire che, nonostante non sia proprio perfetta ho più successo con gli uomini (molti più corteggiatori di prima). E' vero che gli uomini cercano sempre la donna in perizoma ma anche noi donne siamo sempre alla ricerca di qualcuno che apprezzi le nostre doti e a prima vista, comunque, quello che vedono loro è l'aspetto esteriore.

Io giro per casa con il perizoma e mio marito apprezza notevolmente il mio atteggiamento perchè nonostante tanti anni mi desidera sempre. Quindi, credo che dovremmo essere noi a dover fondere insieme la casalinga e la coniglietta perchè ci piace essere corteggiate come donne sexi ma anche essere considerate donne serie e buone madri di famiglia.

Scusa per i pensieri confusi ma ho apprezzato che un ragazzo giovane come te abbia colto la difficoltà delle donne di essere sempre all'altezza nei confronti dei maschi. Buon lavoro. V.


Altra lettera

Caro Gambi,

ti scrivo in merito al tuo editoriale "Ma esiste una donna fatta come si deve" pubblicato in data odierna, per dirti che in fondo all'articolo ci sono arrivata e con piacere di lettura. In effetti, in più di un occasione mi è capitato di riflettere sul fatto che se fossi un uomo non saprei come fare. A fare cosa? Ma ad approcciarmi al mondo femminile! Da sempre regno di mistero, di fascino e di garanzie, da un po' di tempo si è decisamente trasformato in un circo dove il personaggio meno mascherato e travestito è sicuramente il clown. Già il solo impatto visivo è demotivante: look a metà strada tra Laura Croft e la platinata Barbie (ma con la differenza che in Romagna i sederi non sono poi così alti e le gambe mai così slanciate!), una quotidianità costruita fra shopping, centri estetici, palestre, aperitivi, cene, dopo cene, balli, dopo balli, colazioni, dopo colazioni, abbronzature, dopo abbronzature...ecc. una formazione culturale spesso confusa con la "forma" acquisita in palestra ma soprattutto un futuro privo di sogni, obiettivi e speranze di ampio respiro. Il marito ideale? Tanti bei bambini? Un lavoro appagante? Neanche in sogno! Ma sai cosa ti dico? Meglio così! Meglio che si facciano del male da sole, perché in caso contrario, poveri bambini e poveri mariti! Il guaio invece, è che non sono poi così trasgressive e così libere come ci vogliono fare credere (se fossero veramente libere in spiaggia ci andrebbero o completamente nude o con un normale bikini!), e allora poi si sposano, giocano a fare le mamme e magari anche a lavorare. Mi permetto però di farti un piccolo appunto dovuto più che da distrazione, da un processo di rimozione che metto spesso in atto anch'io quando una cosa proprio non mi va giù (solitamente prima però scatta l'indignazione). Non è vero che ci sono poche casalinghe in costume. Se ti capita di "affondare" i piedi nella battigia romagnola te ne puoi rendere conto. E' tutto un tanga, un perizoma, un incrocio di fili interdentali usati al posto del bikini, e chi li indossa (con un principio di ingegneria meccanica e edile che ancora non ho ben capito) non sono le ragazzine toniche e fresche, ancora innocenti, ma le loro mamme, che sotto gli occhi attoniti e confusi dei loro bambini (sfido trovare qualcuno contento vedere la propria mamma bardata così) commentano a voce sempre troppo alta, la cronaca rosa dei vip in vacanza.

La cosa che mi fa più sorridere però, è il fatto che in questo modo credono di avere raggiunto l'indipendenza, l'emancipazione, la vera femminilità. Ma se non c'è nessuno, tranne loro stesse, ad apprezzarla questa Loro nuova femminilità non è perché poi non piace così tanto?

Voglio anche tranquillizzarti però, dicendoti che in questo marasma femminile si trovano ancora delle belle persone. Il più sta nell'individuarle (le più sono consapevoli del loro valore aggiunto e si danno poco) e soprattutto nel conquistarle. Ma è in questa fase che comincia il vero piacere, o è venuto meno anche questo?

Saluti, (lettera firmata)



Un'altra ancora

Ho letto con interesse il suo articolo, di oggi, sulla Voce e volevo fare alcune mie considerazioni: dal Libro della Genesi : "....maschio e femmina Dio li creò". nella società odierna si è perso questo concetto e anzi, in nome di una presunta parità, lo si è stravolto ma non per colpa del presunto maschio quanto per i desideri, mai sopiti, delle donne.

Carriera, successo, arrivismo, indipendenza e vanità sono oggi concetti solo al femminile ed è facilmente CERTIFICABILE da chi abbia avuto la sventura di lavorare in un ambiente solamente popolato di donne :

- la donna non dimentica mai e ha la memoria di un elefante.

- la donna ha la convinzione, intima e profonda, di saper fare le cose...SOLO LEI.

Il concetto poi che l'uomo ha modificato i comportamenti dellla donna, oltre che sbagliato, è ridicolo. La donna, nella sua perfida intelligenza, ha sempre lasciato l'uomo nell'assurda convinzione di poter comandare o decidere, all'interno della coppia e non. Ti cito gli esempi di Cleopatra, Messalina o Lucrezia Borgia...ma si potrebbe continuare in eterno. A noi uomini viene lasciata l'illusione del potere, ma è questo presunto potere che poi rovina la società odierna dove la confusione fra i poteri ha creato l'insicurezza tra i sessi. E allora abbiamo le unioni gay, le convivenze, i single, i monolocali e la crescita zero.

La velina non l'ha creata l'uomo...perchè la donna non vuole più lavorare per 900 ? al mese, non vuole più fare i figli per farsi venire la pancia, non vuole più lavare i panni e farti da mangiare. La donna si è creata un suo modello e noi uomini non possiamo pretendere di incontrare la donna della nostra vita al Prince, se non siamo Vieri o Inzaghi.

La vita di coppia è la contrapposizione tra quello che siamo e quello che vorremmo essere, tra la vita reale ed i nostri sogni, tra la Litizzetto e la Arcuri.

Io fra 3 giorni festeggerò i 20 ANNI DI MATRIMONIO e festeggerò veramente perchè per arrivare a questo traguardo, tutti e due, abbiamo dovuto mettere da parte...il nostro egoismo.Un saluto.


E ancora

Avanziamo in retromarcia!

Buongiorno sig. Gambi,

la sua riflessione, basata su una sincera autocritica, in quanto lei rappresenta l´umanità maschile, è solo un primo passo verso un percorso che le due metà del cielo devono percorre in retromarcia.
Discordo parzialmente dalla sua considerazione, perché intenta un processo di colpevolizzazione solo contro gli uomini. Questo processo mentale, erroneamente a senso unico, condurrà il genere maschile non alla conoscenza di donne "per la famiglia", ma ad ulteriori frustrazioni e delusioni.
Le donne sono attive fomentatrici e responsabili compartecipanti del fenomeno da lei accusato, che paradossalmente, è un prodotto del femminismo.
Tralasciando le inflazionate osservazioni sui costumi della società moderna e sull´influenza negativa dei mass media su di essa, le pongo una domanda:
E´ sicuro che seguendo i suoi suggerimenti gli uomini trovino quello che cercano, supponendo che lo vogliano veramente?
E´ sufficiente interrompere l´agghiacciante mania delle scosse elettriche sul corpo umano, dei bisturi incantatori e delle colline siliconate per ritrovare il valore della famiglia?
Dubito.
E se le donne si sposassero e VOLESSERO figli solo per appagare un´immagine di sé?
Il meccanismo ossessivo della conquista di un corpo perfetto potrebbe essere il medesimo che spinge a creare una famiglia ... perfetta, ci aveva mai pensato?

Ritorniamo, uomini e donne insieme, alla semplicità, all´accettazione, alla comprensione...avanziamo in retromarcia!
Elisa Rossi



Andiamo avanti con i commenti...

Ho finito ora di leggere il tuo articolo "Ma esiste una donna fatta come si deve?"

sulla VOCE di oggi 24 Agosto.

Non avrei mai pensato che un ragazzo di venticinque anni avesse simili idee, condivido

non il 50% di quello che hai scritto ma il 100%.

Peccato che tu sia il solo a pensarla così.

Le donne hanno raggiunto la parità ma a scapito della loro femminilità!

Grazie per quest'articolo che mi fà sperare in un futuro di gente normale e non di cloni!

Lucia


E ancora avanti...

Ebbene sì sono una donna fatta come si deve, e modesta,  che è arrivata in fondo all'editoriale condividendo ben + del 50% di quello che hai scritto.

Sono una donna che sa fare i cappelletti ed educare i figli, che lavora e porta il perizoma e il babydoll la notte (ancora me lo posso permettere).

Solo che di anni ne ho 42 e tutto ciò che ho scritto sopra l'ho costruito nel tempo, con la fortuna di avere un marito che mi adora.

 

Trovo logico che inizialmente ciò che colpisce in una persona, uomo o donna che sia, è la bellezza (tenendo sempre conto che la bellezza è negli occhi di chi guarda) e quindi voi uomini siate  attirati dalle sventole.

Poi però la sventola, una volta impalmata, ha il difetto di diventare una moglie e smette di essere sventola ai vostri occhi. Ecco il problema

Magari cambia un po' l'aspetto a causa dei figli e voi che fate? Guardate le altre. di casi così ce ne sono una infinità.

Hai detto bene, la vostra donna perfetta è sexy ma vergine, fisico da modella anche dopo 2 figli, bravissima in casa e in carriera. Con queste aspettative non c'è da stupirsi se le ventenni di oggi si sentono così insicure.

Io sono riuscita in tutto ciò, ma senza l'aiuto del mio compagno sarebbe stato molto difficile.

 

Saluti

Angela


E ancora...

Caro Paolo

leggendo il tuo articolo mi sono chiesta come mai basta vedere bei corpi abbronzati per innescare un delirio in base al quale le ragazze in questione:

a)sono ninfomani con aspirazioni da veline;

b)non sono in grado di cucinare,tantomeno di allevare figli;

c)sono così per compiacere voi uomini,per rispondere al vostro desiderio di geishe perizomate senza troppe pretese!


Non finiscono più...

Ciao o buonasera,

vista l'ora e visto che non so se possiamo darci del tu.

Rispondo all'invito a fondo articolo che voleva sapere se esistesse ancora una 'donna come si deve'  o 'una donna con la gonna' come quella che cercava Vecchioni e spero vivamente di non essere l'unica ad averlo fatto.

Cio' che mi spinge è un'infinita contentezza; anche se stavo solo leggendo e non udivo parole le mie orecchie si sono aperte  scorrendo velocemente le righe e ho esultato: 'allora è vero che non siamo soli nell'universo!!' , ma esiste ancora qualcuno che ha ideali e valori e che crede in qualcosa che non rientri nel solito conformismo di usa e getta.

Il  fatto che abbia risposto è segno che condivido, almeno in parte quello che è stato scritto arrivando tranquillamente anche a un buon 50%.

Solo avrei qualche critica da fare... la medaglia ha sempre due facce e anche noi rappresentanti del gentil sesso potremmo affermare la stessa cosa osservando l'universo maschile dal quale siamo attorniate ovvero che non esiste più un uomo come si deve, un uomo con la U maiuscola e non perché ha un bel macchinone o perché si "fa" un mucchio di donne, ma un uomo che sappia anche riconoscere i propri limiti e soprattutto che abbia qualcosa chiamato materia grigia nel cervello, ma torniamo al punto.

Mi sembra di avere intuito che il passaggio tra uno standard reale e uno ideale sia un po' troppo netto, spiego meglio...

tra la cubista e la mamma e tra la letterina e la nonna ce ne passa! io non sarei cosi' categorica; certo è che la mia massima aspirazione non è fare la letterina o la cubista, ma sinceramente non è nemmeno passare giornate intere tra fornelli o utensili per fare cappelletti, anche se sono capace di farli e anche bene, ma mi sembra un po' riduttivo chiudersi in casa a fare pasta fatta a mano con tutto quello che è il villaggio globale ai giorni nostri; occorre anche allargare la visuale e non soffermarsi fanaticamente solo sull'ideale di focolare domestico ; volenti o nolenti i tempi non sono più quelli dei nostri nonni e le problematiche sono tante.

Si vive tutto molto più freneticamente e in fretta, ansiosamente, ma non ci sono alternative; e non sembri che a me vada bene vivere in questo tipo di società, ma occorre adeguarsi ed essere un po' realisti e oggettivamente pratici.

Se vogliamo parlare di famiglia va bene, ma quanto dovrebbe guadagnare un uomo per mantenere moglie e figli, lavorando da solo, dato che la consorte è dato di fatto che sia impegnata a crescere la prole e a fare la massaia? Credo che cio' che conta per costruire qualcosa di solido e stabile non dipenda solo dalle donne, ma occorre arrivare a un punto di incontro a metà strada. Sono importanti i valori, la lealta' dele persone, l'intelligenza di sapersi comprendere e magari la pasta si compera gia' fatta e si utilizza quel tempo per 'vivere' interessi comuni e per comunicare e perché no crescere i figli.

Sono imprenditrice e non ho tantissimo tempo libero, ma lo impiego nei modi più svariati; vado anche in palestra, leggo, studio, vado in bicicletta e dulcis in fundo ricamo anche, ma sinceramente pensare di passare la mia vita chiusa in casa a cucinare come la nonna mi deprime profondamente. Ho bisogno del confronto con altre persone, del dialogo, di cercare intelligenza, di scambiare opinioni, di CRESCERE quotidianamente.

E trovo molto più stimolante uscire di casa e vivere esperienze che stare a chiacchierare con un mestolino che tra l'altro troverei sempre d'accordo perché non ha possibilità di replica.

Non so come concludere...forse il modo migliore è il più semplice; con un saluto e con la speranza che questa mia risposta, data con un tono un po' ironico e canzonatorio a volte, non risulti troppo energica o sgarbata, ma solo un modo simpatico per risollevare le speranze di un uomo sull'orlo dello sconforto più totale.

Barbara, 74@

Ma per piacere!!!Queste generalizzazioni sono offensive per noi donne ma anche per voi uomini.

Queste donne di cui tu parli MAGARI hanno imparato a prendersi cura del proprio aspetto(e cosa c'è di male?),MAGARI hanno investito tempo ed energie negli studi e hanno delle ambizioni(perchè noi a fare la sfoglia e solo voi a fare carriera?)e MAGARI cercano semplicemente la persona giusta(e non è facile perchè siamo ESIGENTI ora che non siamo più costrette ad accasarci con il primoche passa...). Se è sempre più difficile farsi una famiglia è perchè il mondo del lavoro chiede flessibilità e queste due realtà non si conciliano affatto,tantopiù che la responsabilità di eventuali casa,figli,animali domestici e quant'altro ricadrebbe inesorabilmente solo sulla donna! Il vero problema è che occorre un compromesso che ancora molti di voi non accettano,una collaborazione vera,profonda,che permetta di conciliare lavoro e famiglia senza rinunce da parte nostra.Questa è la vera parità.

P.S.Dì la verità:la donna tutta sfoglia e bucato dopo un po' la troveresti noiosa e in fondo in fondo anche triste....o sbaglio?

Michela Monacelli



Vi voglio bene, a tutte!

Barbara 33 anni Riccione,

In risposta al tuo articolo del 24 agosto 2004 Edizione "La Voce di Rimini"

L'idea iniziale ed istintiva che mi ha suscitato il tuo articolo è quella di una promozione personale, una sorta di campagna elettorale... e poi mi sono chiesta: perchè tu saresti interessato ad una ragazza, brava in cucina (a letto un pò meno) con il sogno di bambina di una famiglia, magari un pò complessata e incassata nel guscio di una società che la vuolo perfetta? Riflettendoci, e rileggendo l'articolo non mi sono riconosciuta in questo giudizio forse un pò frettoloso. Sinceramente questo pensiero non mi apparteneva! Abbandonata quindi l'idea iniziale ed istintiva, convengo che ci sia molto di vero in ciò che scrivi. Ribadisco, da sempre, che le donne sono state l'oggetto del desiderio di un uomo, a cui hanno permesso di usare la propria sensibilità con materialità, superficialità e non curanza. Spesso in nome di una libertà confusa con libertinaggio. Ci hanno usate, sodotte, tradite anche nell'orgoglio con le parole e con i fatti,  togliendo il più delle volte la dignità e l'identità di "Donna".

Ci hanno promesso una famiglia e un futuro nello squallore di una macchina o in riva al mare, con l'adulazione del classico latin lover romagnolo alla fine delle sue cartucce.Ed ora, che ci avete voluto belle, magre, abbronzate, non importa se bionde o more quel che più conta facili, molto disinibite..... con un "format" da rivista di moda, soprattutto pronte a non chiedervi un impegno che non sia più lungo di qualche ora, la più fortunata forse sarà premiata al massimo da un paio di giorni, che verrà liquidata suo malgrado con la solita infantile scusa "non sei la persona che fa al caso mio" o "non sono pronto per una storia seria". Magari con un sms meno impegnativo, più diretto e soprattutto impersonale.

La cosa più grave è che abbiamo rinunciato alla cultura, alla parola per la paura di rimanere sole.

Io per prima e io compresa più di una volta avrei voluto poter rappresentare l'immaginario colletivo di un uomo, mi sarebbe piaciuto essere bella, bionda, snella, trasgressiva pronta ad usare il mio corpo come mezzo per potere sciegliere con chi passare questa e quella serata. Non nego (mod. Bridget Jones) di essermi iscritta in una palestra avere seguito una serratissima dieta, avere ottenuto i risultati che volevo, ma al dunque non ho voluto svendere i miei sogni di donna nel nome di un uomo che ha paura di dire quello che pensa, che non dà emozioni e che non sa emozionarsi, che non sa prendersi in giro, che non sdrammatizzza una situazione complessa, che ha un autonomia di dialolgo di al massimo 5 minuti che vivere con i parametri di men's healt, che preferisce un coca e rum al banco del bar che insegnarti a ballare.

Allora noi, le donne di oggi che provano a sopravvivere cercando di equilibrare le proprie giornate fra un lavoro che il più delle volte le soddisfa e l'autonomia economica di decidere cosa volere essere, ci siamo ritagliate gli spazi e le emozioni che ritroviamo nelle cose vere, quotidiane accontentandoci di imparare ad usare la macchina fotografica, cucinare macrobiotica o praticare yoga. Abbiamo inalzato il valore personale di ognuna di noi, ma non ne abbiamo fatto mai un motivo di vanto ne usato a discapito di qualcuno, e se al ristorante sappiamo scegliere una bottiglia di vino non è perchè vogliamo portare i pantoloni e perchè siamo diventate a nostre spese e per nostro gusto sommellier. Personalmente amo cucinare e il vino, sono indipendente, cucino una volta alla settimana per i miei amici che al momento sono il mio investimento più grande. Sogno una persona che arriva a casa con la bici da corsa e la lascia nel salotto, he mi porta a correre in spiaggia al tramonto, che mi legga i libri di Hesse, a cui posso raccontare la mia vita a Parigi, per cui sicuramente prenderò un ora di permesso per aspettarlo per prima a casa almeno una volta. Per questo mi sento e sono al di la del mio aspetto "donna".

Grazie se sei arrivato in fonto a questa lettera, ma è solo l'altro 50% della medaglia.

Barbara


postato da: PaoloGambi alle ore 22:36 | Permalink | commenti
categoria:donne
giovedì, giugno 30, 2005

LA FESTA DELLA DONNA E' FONDATA SU UNA BUFALA

di Paolo Gambi

(da La Voce di Romagna, 9 marzo 2004)

 

C'era una volta la festa della donna. Abbiamo tutti celebrato le sacrosante conquiste in fatto di diritti politici delle donne ? su cui non si discute-, e finiti i festeggiamenti ci possiamo permettere qualche riflessione in più, a costo di attirare accuse di becero maschilismo che qualche femminista potrebbe lanciare. Intanto, non certo per contestare il diritto delle donne a festeggiare la propria festa, ma per puro amor di verità, bisogna dire che c'è chi sostiene che in realtà la festa della donna sia basata su una bufala storica. E non si tratta di uno qualunque, ma di Vittorio Messori, e non lo fa oggi, ma ben 12 anni fa: "Piuttosto imbarazzante scoprire di recente (e da parte di insospettabili quanto deluse femministe) che il mitico 8 marzo si basa su un falso che, a quanto pare, fu elaborato dalla stampa comunista ai tempi della guerra fredda, inventando persino il numero preciso di donne morte: 129..." (Pensare la storia, San Paolo, Milano 1992, p. 107). Il messaggio che la mimosa della festa della donna fiorisce dal tronco dell'ideologia era già passato all'opinione pubblica oppure c'è ancora chi crede alla mitologia delle povere operaie uccise dal cattivo padrone? Resta comunque il fatto che se quello che Messori scrive è vero, l'8 marzo non è esattamente la festa della "donna", ma piuttosto della "donna comunista", che è cosa ben diversa...

Ma in definitiva, cosa abbiamo celebrato l'8 marzo? Quale donna abbiamo festeggiato? Quali idee si nascondono veramente dietro alle mimose che, al di là del fatto commerciale, simboleggiano "la donna"? Difficile dirlo in un'epoca dalle grandi contraddizioni come la nostra; epoca in cui da un lato le donne esigono le quote in Parlamento ? come se alcuni posti spettassero a loro "in quanto donne" e agli uomini "in quanto uomini" ? e ritengono gretto maschilismo il fatto che si ricordi loro che la loro prima vocazione è quella alla famiglia; ma epoca in cui dall'altro lato la donna è anche sempre più quell'involucro vuoto e statuario che riempie cartelloni pubblicitari in mutande e reggiseno, o che affolla le discoteche carico di trucco e trucchi per cantare qualche inno alla superficialità.

Diciamo che le spinte femministe nel cercare i giusti diritti politici hanno veicolato anche l'idea di una improbabile uguaglianza fra uomo e donna, che ha creato infiniti problemi di rapporti e di identità. Basta accendere la televisione, magari in una trasmissione di Maurizio Costanzo, per comprendere la confusione identitaria di cui siamo investiti: uomini che vogliono diventare donne, donne che vogliono diventare uomini, omosessuali, transessuali, travestiti, drag queen... Il fatto è che dal punto di vista della dignità di fronte alla legge uomini e donne sono e devono essere uguali, non si discute, è sacrosanto. Il problema sorge quando si trasportano queste categorie giuridico-politiche di uguaglianza in una sfera sociologica e psicologica. In questi due ultimi ambiti uomini e donne sono diversi. Infinitamente diversi. E per fortuna! E se ciascuna persona non scopre questa affascinante diversità e confrontandosi con essa non definisce nel profondo la propria identità, non riuscirà mai a rispondere alla domanda che per tutta la vita accompagna ogni uomo e ogni donna: "chi sono io? ". Come i più illuminati sociologi ? per tutti Pierpaolo Donati ? sostengono, il rapporto fra uomo e donna non deve basarsi su categorie inapplicabili come "uguaglianza-disuguaglianza", ma su una presa di coscienza della diversità, di cui non si deve avere paura, e sopra cui è solo deleterio costruire ideologie politiche.

Il politically correct impedisce di affermare una realtà tanto banale quanto offuscata dal velo ideologico che la ricopre: se l'uomo partecipa dello spirito creativo operando nel mondo o impegnandosi professionalmente, la donna lo fa primariamente mettendo al mondo figli. E trova quindi la sua prima realizzazione seguendo le strade che madre natura ha segnato nelle dinamiche umane: divenendo moglie e madre. È così maschilista chiedere che le donne non dedichino tutta la vita ad inseguire le ambizioni, i vezzi e gli spettri degli uomini e cerchino piuttosto prima di rispondere alla loro natura di mogli e di madri?

Dunque, nel giorno della festa della donna si celebrino i diritti politici che le donne hanno conquistato. Non lo si faccia però in modo ideologico diffondendo un'idea tendenziosa di uguaglianza fra uomo e donna. E soprattutto non si costringa le donne di buon senso a cantare anche una requiem per la loro insostituibile diversità dall'uomo che le rende, per tutti noi, mogli e madri.

postato da: PaoloGambi alle ore 22:29 | Permalink | commenti
categoria:cultura, donne