DIRITTI PER TUTTI. MA NIENTE DOVERI
Di Paolo Gambi
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Diritti. Oramai in ogni istituzione politica ed amministrativa ci sono quintali di scartoffie piene di liste interminabili di diritti. Diritti delle donne (auguri a tutte…), diritti degli omosessuali, diritti degli animali. Diritti delle minoranze, diritti dei musulmani che sono in Europa, diritti dei ricercatori alla libera ricerca. Diritti dei lavoratori, diritti dell’ambiente. Non serve un dottorato in materie giuridiche per sapere che ad ogni diritto che si afferma corrisponde un dovere di qualcun altro. Basta pensare alla problematica del fumo, di cui tanto abbiamo discusso sulle pagine di questo giornale. Il riassunto è che la si può vedere in due modi. Al diritto del fumatore di fumare corrisponde al dovere del non fumatore di subire il fumo e starsene zitto. Oppure al diritto alla salute del non fumatore corrisponde al dovere del fumatore di contenersi in sua presenza. Diritti e doveri. Un intreccio che non è sempre così lineare come vorrebbe far credere chi afferma con semplicità questo o quel diritto.
Perché però invece di battersi per mettere su carta i diritti non ci si batte per scrivere e chiarire i doveri a cui questi portano? Perché invece di invocare il diritto della donna ad abortire non si richiama il dovere del feto di schiattare senza creare troppe complicazioni? O invece del diritto dei ricercatori alla libera ricerca senza limiti non si fa leva sul dovere delle vite umane embrionali di farsi sacrificare per curare la gotta? O invece del diritto alla vita degli animali non si impone il dovere degli uomini di essere tutti vegetariani? Forse le cose arriverebbero ad essere più chiare nel percorso logico.
Ma proprio oggi si celebrano diritti di una categoria specifica, i diritti delle donne, con i doveri ad essi collegati. Anche se è oramai stranoto che la festa delle donne è fondata su una bufala, ossia su un fatto storico non avvenuto (come ho precisato l’anno scorso in questa medesima occasione), facciamo pure finta di niente festeggiando tutti insieme i diritti che le donne occidentali hanno ottenuto nella storia. Tanto alle donne vogliamo tutti bene, e un’occasione in più per festeggiarle fa sempre piacere. Viene però da chiedersi: ma i diritti delle donne sono diversi da quelli degli uomini? Il loro diritto alla vita è diverso da quello dei bruti maschi? O il loro diritto al voto ha un altro contenuto rispetto a quello degli uomini? E allora perché ghettizziamo i diritti? Perché dividendo l’umanità in categorie continuiamo a trovare diritti diversi per ogni singola categoria? Non è forse più semplice parlare direttamente di diritti degli esseri umani, uguali per tutti, uomini e donne, che siano omosessuali o eterosessuali, bianchi o neri, alti o bassi, atei o credenti?
E poi in tutta questa smania di affermare e scrivere diritti di questa o di quella categoria ci vuole un po’ di coerenza di fondo, che spesso manca. Chi mi scrive – e mi ferma per la strada – mi critica perché inciterei a non rispettare i diritti degli animali. Io continuo a ritenere che non esistano diritti degli animali, ma esista solo il buon senso degli uomini, a cui bisogna appellarsi per un equilibrato rapporto con l’ambiente in genere e con gli animali nello specifico. Comunque, voglio ben sperare che chi spende tante energie per tutelare questi diritti degli animali si stia battendo con altrettanto vigore anche per non far passare il referendum sulla procreazione assistita. Quello che potrebbe autorizzare la produzione e la soppressione di embrioni umani come fossero oggetti di largo consumo. Oppure davvero la vita di un animale vale più di quella di un essere umano? Davvero vale la pena spendersi tanto per tutelare diritti degli animali quando sotto al naso abbiamo da tutelare quelli degli esseri umani? Insomma, diritti per tutti, dalle donne agli animali, ma… che dire di embrioni e feti? A loro spettano solo doveri?
Paolo Gambi



