L’OCCIDENTE CHE DISTRUGGE SE STESSO
Di Paolo Gambi
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Vale la pena andare al cinema. Vale la pena anche andarci spesso. Ma bisogna andarci con un forte spirito critico, perché è proprio tramite il fascino del grande schermo che il pensiero unico radical-chic riesce a trasmettersi e a diffondersi per tutto il mondo. La solita storia, le solite ideologie autodistruttive che comandano l’industria cinematografica e plasmano le menti di tutti noi che andiamo al cinema. È insomma l’Occidente che distrugge se stesso senza provvedere a ricostruirsi quello che vediamo nel grande schermo. Prendiamo per esempio due film che sono ora nelle sale, “Match Point” e “The New World”, che messi insieme in una lettura combinata danno il senso di ciò che ci viene propinato. Il primo, bellissimo, è l’ultima opera di Woody Allen, da lui scritta e diretta. Fra ricercate arie operistiche, elevate citazioni cinematografiche, delicati climi di realtà britanniche, Woody Allen riesce a tenere l’attenzione dello spettatore incollata allo schermo, senza neppure un momento di buio. Un capolavoro cinematografico, senza dubbio. Tralasciamo la trama solo per non indispettire chi ancora volesse andarlo a vedere. Peccato solo che questo capolavoro veicoli, fra lo svolgersi poetico e l’articolarsi artistico della storia, un messaggio atroce, distruttivo, tremendo, che si insinua nelle pieghe più profonde della coscienza e lì va pericolosamente a depositarsi. Questo film è infatti la peggior tromba nichilista che abbia suonato in Occidente da molto tempo a questa parte. L’idea di fondo è che non esista nulla di metafisico, non esista una giustizia, non esista una morale, e quindi una distinzione fra virtù e vizio. Allen riesce infatti a farci parteggiare per l’uomo più laido che si possa dipingere, alla faccia del bene e del male. Tutto è legato ad un caso vuoto, senza significato, a pure coincidenze. È un Occidente che mangia se stesso all’interno, che si svuota della propria essenza, della propria anima, della propria autocoscienza. Un Occidente che si autodistrugge. In maniera prelibata e sopraffina, come Woody Allen sa ben fare, ma che finisce per perdere se stesso. Se Allen avesse ragione non avrebbe ragion d’essere l’etica, come non l’avrebbe il sacrificio, o l’arte. Neppure la vita varrebbe la pena di essere vissuta.
Ma un’alternativa a questo Occidente che Woody Allen ci fa deprecare e compatire ci viene suggerita da un altro film nelle sale, “The new world”, del regista Malick, con Colin Farrell (niente a che vedere con il nostro Nicholas). Altro film molto poetico, la storia di Pocahontas incorniciata in uno sfondo naturalistico eccezionale, che tocca il cuore. Altro film da vedere. Peccato solo che anche in questo caso, sia pure con minor livore, il messaggio sia fuorviante, e rimandi a quello stracotto mito del buon selvaggio che dai parrucconi settecenteschi in poi ha strisciato fra le nostre convinzioni, trovandovi poi posto. Questo film ci fa credere che in fondo i selvaggi erano migliori di noi, non conoscevano il vizio e le cattive abitudini della società contemporanea, e quindi si stava meglio quando tutti vivevamo nelle capanne. Ancora una volta un Occidente che critica se stesso, sia pure con toni più leggeri e pacati, non comprendendo la propria eccezionale diversità in questo caso dai selvaggi. E se guardiamo nel contenitore delle nostre convinzioni, probabilmente troveremo che siamo d’accordo. Nonostante sia provato che i selvaggi fossero selvaggi veramente, che praticassero riti di crudeltà estrema, che le loro società fossero basate su patti sociali non certo accettabili. Eppure se andiamo al cinema vediamo questo: un Occidente barbaro, ateo e nichilista, svuotato della propria anima, che invidia i selvaggi che non ci sono più. Scopriamo che in fondo la nostra società non è la migliore, come abbiamo sempre creduto, ma la peggiore. Scopriamo che in definitiva forse non siamo così fortunati come abbiamo creduto. E finiamo magari per piangerci addosso.
Sarà forse per questo che alla fine ci rifugiamo tutti nel caro e vecchio cinema italiano. La cui più alta speculazione, si noti, titaneggia insieme a Diego Abatantuono, al grido di “Eccezzziunale veramente! ”.
Paolo Gambi



