venerdì, febbraio 24, 2006
L’OCCIDENTE CALABRAGHE SE LA PRENDE COI CRISTIANI
Di Paolo Gambi
(Da La Voce di Romagna, 24 febbraio 2006)
Su Maometto e sull’Islam non si può più scherzare. Morte a chi denigra il glorioso mondo islamico! Molto meglio prendersela con i cristiani. Con grande coraggio l’Occidente ha deciso: niente più vignette, caricature, film che non mettano in buona luce i fratelli musulmani. C’è voluta la condanna a morte di Theo van Gogh, le fatwa piombate su Salman Rushdie e Hayan Hirsi Ali, gli attacchi alle ambasciate danesi e le dimissioni di Calderoli. Ma alla fine ha vinto l’Islam: le braghe occidentali sono calate. Tante scuse ai maomettani, e guai a chi avrà ancora il coraggio di scherzarci sopra. Meglio autodistruggersi. Meglio prendersela con se stessi. Molto più facile quindi attaccare il cristianesimo. Sarà forse per questo che allo sportello “denigrazioni contro Gesù Cristo” c’è un fila lunga chilometri. Basta andare al cinema o guardare la televisione per rendersi conto di quanta acredine ci sia fra gli intellettuali e i maitre a pensar per tutto ciò che odora di cristiano, peggio ancora se cattolico. Prendiamo un film che è ora nelle sale: Casanova. Una produzione divertente, piacevole, leggera. Piena di voragini di ignoranza storica (come l’allusione al Vaticano nel 1700…), ma comunque apprezzabile nella sua leggerezza. Peccato che pure lì, in un film di puro intrattenimento, Hollywood veicoli la sua ideologia anticattolica. Il cattivo, neanche a dirlo, è un vescovo. Antipatico e saccente, non fa altro che cercare di punire i fornicatori. Come se la Chiesa fosse un tribunale morale il cui compito è impiccare chi va a letto con una donna o un uomo di troppo. E poi battute striscianti, allusioni anticattoliche di vario tipo. E la buona ovviamente è la femminista. Come nel film “Le Crociate”, dove i cattivi erano i cristiani e i buoni gli agnostici. Ma il mondo del cinema è tutto intriso di questo umore. Addirittura in “Sin city” il capo dei cattivi è uno cardinale psicotico teorico e pratico del cannibalismo, e protettore di una sorta di piccolo demonio. Nell’ultimo film del Padrino, per andare un po’ indietro nel tempo, il cattivo non è il mafioso, ma l’arcivescovo. Se poi andiamo su Dan Brown, il suo libro spazzatura e la trasposizione cinematografica che presto ci propineranno, la Chiesa cattolica è dipinta come una bimillenaria associazione di ciarlatani che tengono nascosta la grande verità: che Gesù Cristo era sposato con la Maddalena, e che in realtà dobbiamo diventare tutti femministi. Ma questa idea anticattolica è qualcosa di risalente. Nel film Ladyhawk, già negli anni “80, tanto per cambiare il cattivo era il vescovo. E questo per non citare i tantissimi film esplicitamente anticattolici. Insomma, se c’è un cattivo non è il mafioso, non è il ciarlatano, non è il depravato, ma è sempre e comunque il vescovo cattolico.
Se poi ci spostiamo nel mondo della musica che l’America ci propone, non c’è bisogno di scomodare la Madonna dei primi anni “80 per trovare dei rigurgiti di anticristianesimo. A lato infatti di gruppi satanici che coprono una certa nicchia di mercato, al grande pubblico è noto per esempio Marilyn Manson, una sorta di bestemmia ambulante che ha fatto di questo il suo unico punto di distinzione. In Romagna una volta esistevano gli anticlericali. Ma quelli erano un’altra cosa. Era un pensiero davvero contro lo strapotere del clero, e non contro il cristianesimo. E di questa buona precauzione tanto è rimasto nella nostra terra. Oggi invece siamo di fronte ad una enorme operazione mediatica per screditare in tutti i modi la Chiesa cattolica ed il cristianesimo in genere alla radice del fatto cristiano. Per una pallida ironia su Maometto sono saltate per aria ambasciate e teste. E l’Occidente si è impaurito, lasciando stare l’Islam. Per ottenere un po’ di rispetto cosa debbono fare i cristiani, far esplodere le ambasciate americane in giro per il mondo?
Paolo Gambi
paologambi@lavocediromagna.com
venerdì, febbraio 24, 2006
L’EUROPA SMIDOLLATA VIETERÀ DANTE?
Di Paolo Gambi
(Da La Voce di Romagna, 22 febbraio 2006)
“vedi come storpiato è Maometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.
E tutti li altri che tu vedi qui,
seminator di scandalo e di scisma
fuor vivi, e però son fessi così”.
(Inferno, XXVIII, 31-36)
E così a seguire i ragionamenti che hanno vinto in questi giorni in Europa, bisogna aspettarsi che per coerenza Berlusconi, Prodi, Ciampi e compagnia cantante chiedano scusa al mondo islamico perché l’italianissimo Dante ha messo Maometto all’inferno come seminatore di scandalo e di scisma, alla faccia del dialogo religioso e del politicamente corretto. Pena l’esplosione di ambasciate e consolati italiani in giro per il mondo. Anzi, già che ci siamo, in ossequio a Bin Laden non sarebbe male operare una damnatio memoriae vera e propria nei confronti di Dante. Non si sa mai… Poi bisognerà anche che Cofferati si affretti a far rimuovere da San Petronio il bell’affresco che rappresenta questo posizionamento infernale di Maometto. Troppi islamici potrebbero sentirsi offesi e non sia mai che facciano fuori i felsinei Syusy Blady e Patrizio Roversi mentre soggiornano a fare i “turisti per caso” in un paese a maggioranza islamica a promuovere il marchio “Emilia-Romagna”. Ma per essere ancora più coerenti, bisognerà che Papa Benedetto chieda scusa ai popoli islamici perché la chiesa cattolica non riconosce Maometto come profeta e crede piuttosto alla divinità di Cristo, rigettata dall’Islam, e tutto questo potrebbe offenderli. Altrimenti non sarebbe forse giusto che i musulmani facessero saltare per aria tutte le chiese che si trovano su terra di Allah per la grave offesa loro arrecata? Anzi, le donne vadano in giro con il velo, anche qui in Italia, si smetta di mangiare maiale, e perché no, si inizi a festeggiare il ramadan. E poi qualche preghiera in moschea non farebbe male. Ci sono già molti musulmani nelle nostre città, qualcuno di loro potrebbe sentirsi urtato dal vedere che apparteniamo ad una cultura diversa dalla sua.
Questa più o meno è la calata di braghe che per coerenza dovremmo operare dopo i dibattiti – e gli atti – di questi giorni. Ne hanno scritto Ferrara e Allam. Ne hanno scritto anche Agnoli e Lauretano ieri sulla Voce. Mi aggiungo io, dicendo semplicemente che siamo degli smidollati. Vogliamo continuare a fare i buonisti e a pensare che il mondo islamico sia essenzialmente uguale al nostro, diverso solo perché invece degli spaghetti mangiano il cous cous, e che quindi si può integrare pacificamente nella nostra civiltà. E non vediamo l’ovvietà: sono solo 1400 anni che l’Islam sta cercando in tutti i modi di allargarsi e di conquistare l’Europa. Senza Carlo Martello, Juan d’Austria e la battaglia di Lepanto, Giovanni Sobieski, Marco d’Aviano e tutto un apparato di cavalleria e guerre che noi stessi oggi condanniamo, oggi noi occidentali saremmo forse più o meno come i turchi. Senza una vera separazione tra ciò che è religione e ciò che è diritto, senza un vero e proprio senso dell’individualità. Oggi i Juan d’Austria sembrano essere sempre meno. La nostra classe dirigente non è ancora riuscita ad elaborare delle politiche per gestire il problema in maniera adeguata e non diventare come la Francia o l’Inghilterra. Sarebbero scelte troppo decise, troppo offensive. Siamo impotenti, alla mercè della violenza e dell’intolleranza islamica. Abbiamo perso la nostra identità e ci pieghiamo a quella del nostro storico antagonista. Abbiamo davvero tutti gettato la spugna? O c’è ancora qualcuno con la schiena dritta che ha il coraggio di affrontare i problemi per quello che sono?
Paolo Gambi
paologambi@lavocediromagna.com
lunedì, febbraio 20, 2006
IL MINISTRO CALDEROLI ALLA FINE SI È DIMESSO. EPPURE AVEVA RAGIONE LUI
Di Paolo Gambi (Da La Voce di Romagna, 19 febbraio 2006)
E così alla fine Calderoli si è dimesso, nonostante in fondo avesse ragione lui. Aveva indossato una maglietta su cui c’erano stampate quelle vignette satiriche su Maometto a causa delle quali la Danimarca era stata violentata dagli islamici. E per questo gesto ha perso la poltrona. Ma se non siamo neppure più liberi di fare satira sull’Islam e sulle sue contraddizioni, se un ministro della Repubblica non ha il diritto di pensare ed esternare, sia pure a modo proprio, che l’Islam è un problema per la nostra società, significa che stanno vincendo gli integralisti. Quelli che vogliono imporre la loro teocrazia con le sue restrizioni. Esagerato parlare di restrizioni teocratiche? Invece eccole qua. Da oggi nei liberi paesi occidentali non c’è più la libertà di fare satira su Maometto. Pena l’esplosione delle ambasciate del paese di appartenenza. Da oggi nei liberi paesi occidentali neppure esponenti pubblici sono più liberi di guardare al mondo islamico con occhio critico. Pena le dimissioni, forzate dalla violenza alle rappresentanze diplomatiche del paese di appartenenza. Tutti hanno calato le braghe, per usare un’espressione che potrebbe trovare l’apprezzamento dello stesso Calderoli. Oramai c’è solo la Lega che afferma con determinazione l’identità occidentale. Lo farà magari in modi non sempre adeguati, poco salottieri o raffinati. Però è solo la Lega ad avere il coraggio di rischiare e di togliere quel velo di ipocrisia da un fatto che in fondo sappiamo tutti: che cioè l’Islam e la società occidentale, che nelle loro storie hanno sempre vissuto da antagonisti, non possono di botto aver superato le fratture ed essere diventate compatibili. Il mondo islamico in buona parte ci odia. Ci invidia, e ci odia. Lo hanno scritto in molti, e spero di non ricevere una fatwa per averlo riportato. Ma oggi si vive così: con la paura che gli islamici ti colpiscano se non ti sottometti a loro ed alle loro costrizioni. Ma qualcosa bisognerà pur fare. Ed in effetti qualcosa tutti hanno fatto. Hanno calato le braghe. Il pensiero radical chic lo ha fatto subito, crogiolandosi nella sua utopica ideologia, fatta di strette di mano, marce della pace ed illusioni. In questo episodio ha calato le braghe persino Berlusconi, ma questo era forse comprensibile per motivi istituzionali e di rapporti internazionali di cui è investito. Comprensibile ma non certo apprezzabile. Ma ha calato le braghe pure Fini, che dovrebbe essere il leader della destra ed è invece diventato anche lui un alfiere del pensiero radical chich, come ha da tempo dimostrato. È rimasta quindi solo la Lega ad affermare con coraggio, magari con toni che non a tutti risulteranno apprezzabili, che il problema dell’immigrazione islamica è un problema effettivo. Ci sarà chi dice che Calderoli era un ministro e quindi si sarebbe dovuto comportare diversamente. Ci sarà chi dice che in questo modo si forniscono pretesti agli estremisti. Ma a seguire questi pensieri finisce che qualunque cosa diremo o faremo potrà essere usata come pretesto per dimostrare l’odio verso la nostra civiltà. La maglietta di Calderoli. D’accordo, un gesto forse provocatorio, forse non così saggio per un ministro della Repubblica. Ma un gesto che portava il segno della libertà. Una sorta di messaggio: vogliamo essere liberi di poter scherzare anche su Maometto. Vogliamo essere liberi di fare satira, come l’abbiamo fatta per tanti anni sulla chiesa, anche sull’Islam, senza che questo mandi in fiamme le ambasciate occidentali di tutto il mondo. La risposta è solo una: ”Diciamo a questo crociato di avere pazienza, perché l'esercito dell'Islam conquisterà Roma”. Questa frase, circolata su internet, è il simbolo di ciò che si agita oggi nell’Islam. Odio. Invidia. E desiderio di conquista. Che Calderoli avesse indossato quella maglietta o meno poco sarebbe cambiato. E dunque? Continueremo a fare gli impotenti spettatori di questa macabra guerra, il cui terreno di conquista è casa nostra e la nostra libertà?
Paolo Gambi
paologambi@lavocediromagna.com
martedì, febbraio 14, 2006
FORZA CRISTIANI, UN PO' DI CORAGGIO
Di Paolo Gambi
(Da La Voce di Romagna, 14 febbraio 2006)
Si parla tanto di Islam. Di quell'Islam che odia l'Occidente e che brucia le sue
bandiere perchè in Danimarca si è scherzato su Maometto. Di quell'Islam che fa
esplodere le torri gemelle e le metropolitane in giro per il mondo libero. Ma
poco di parla di quei musulmani - e sono tanti - che per libera scelta decidono
di convertirsi e di divenire cristiani. C'è un bel libro che li racconta: "I
cristiani venuti dall'Islam. Storie di musulmani convertiti", di Giorgio
Paolucci e Camille Eid, recentemente uscito per Piemme. Leggendolo si scopre
come chi si converte dall'Islam viene, in vari modi e gradazioni, perseguitato
dalla comunità musulmana, sia nei paesi a maggioranza islamica, sia nei nostri
stessi paesi europei. E questo dovrebbe farci riflettere. Se è vero che lo
Stato italiano è uno Stato laico, dovrebbe garantire a tutti il diritto di
professare pienamente la propria religione, nel rispetto delle leggi, facendo
superare quegli ostacoli e quelle discriminazioni che minano la libertà
individuale di coscienza e di religione. Come in questo caso. E se non siamo in
grado di tutelare la libertà di coscienza, e quella di religione, di coloro che
dall'Islam decidono liberamente di abbracciare la fede dei nostri padri,
significa che qualcosa non funziona. Anche perchè dall'altro lato chi abbandona
il cristianesimo per diventare musulmano finisce nei vari salotti televisivi e
alle presidenze delle associazioni islamiche. Il problema è, al solito, quel
gusto autodistruttivo del relativismo, che ci fa pensare che tutto è relativo e
tutte le religioni sono uguali, ma l'Occidente e la sua fede sono le peggiori.
Aiutare questi coraggiosi che seguono la propria libertà è un compito di
chiunque ami l'Occidente e le libertà che esso ha elaborato, prodotto ed
applicato. E in testa dovrebbero stare le istituzioni pubbliche. Da un lato, da
quello laico, c'è dunque il primato della coscienza e della sua libertà. Ma c'è
anche da dire che dall'altro lato, da quello cioè più prettamente religioso c'è
il dovere delle comunità cristiane di tenere le braccia aperte nei confronti di
quei musulmani che vengono nel nostro paese. In Francia ogni anno parecchie
centinaia di musulmani si fanno cristiani. In Italia il numero è ancora molto
inferiore. Cosa attente la Chiesa italiana, i tanti cattolici, ad raccontare in
libertà l'annuncio di Cristo a questi nuovi vicini di casa? Ogni singola persona
sarà poi libera di decidere se abbracciare o meno la fede cristiana. Ma se
nessuno gliela trasmette, che libertà avrà? è legittimo e naturale che delle
centinaia di migliaia di musulmani che vengono in Italia qualcuno si senta
incuriosito, e magari anche attratto dal cristianesimo e dal suo messaggio di
libertà. E saranno sempre di più. Perchè a questi lo Stato non garantisce
pienamente con tutte le tutele possibili la libertà di seguire queste
inclinazioni senza dover incorrere nelle censure e nelle violenze degli
estremisti islamici che ritengono l'apostasia un reato da punire anche con la
morte? E perchè le comunità cristiane non svolgono appieno la loro funzione
evangelizzatrice? Nella vita a volte serve coraggio. Per i cristiani, e per gli
italiani tutti, questo è il momento di tirarlo fuori.
Paolo Gambi
paologambi@lavocediromagna.com
martedì, febbraio 14, 2006
IL PAPA BATTE BRIDGET JONES
di Paolo Gambi
(Da La Voce di Romagna, 7 febbraio 2006)
Ci voleva un Papa della grandezza di Benedetto XVI, con un’enciclica della portata di “Deus Caritas Est”, per mettere un po’ di chiarezza sulla insopportabilmente insopprimibile questione dell'amore e dei rapporti fra esseri umani. E ce n’è proprio bisogno. In Italia infatti, ci dicono le agenzie, dilaga la "sindrome di Bridget Jones". I single di casa nostra, uomini e donne, assomigliano sempre più all'eroina del romanzo di Helen Fielding, resa celebre dal film di Kidrom Beebam. Al partner, infatti, rinunciano non certo per scelta ma per "necessità". Solo il 10,7%, dunque, gode della propria "singletudine", concedendosi flirt "mordi e fuggi", il restante 89,3% punta invece a un rapporto stabile che stenta ad arrivare. A rivelarlo è la "Prima ricerca sui single in Europa", realizzata da Parship.it, in collaborazione con la Makno Consulting, condotta su oltre 5.400 single europei, di età compresa tra i 25 e 50 anni. Bella scoperta. Io, molto modestamente, scrivo questa cosa da due anni sulle pagine della Voce. Avendo messo in piazza (ben prima delle Storie Private di Vittorio Feltri su Libero...) un sentimento ed un'impressione che erano in primo luogo personali. Noi single rimaniamo tali non per fare i vitelloni fino a tarda età e ritrovarci così a sessant'anni a fissare con sguardo triste e fallito una qualche spogliarellista in un qualche locale di lapdance, ma semplicemente perchè non troviamo l'anima gemella. Un po', nel caso dei ragazzi, perchè le ragazze sono sempre più smaniose di fare carriera o di entrare nel mondo dello spettacolo più che di diventare mamme a tutti gli effetti. Ma soprattutto perchè in queste società ricche, sazie e disperate non siamo più capaci di amare. Veniamo educati a coltivare l'ego, le ambizioni, a buttare tutti noi stessi nella carriera, nello sport o in qualche altra attività, ma siamo sempre meno capaci di aprire il cuore, di voler bene. Ed ecco che Papa Ratzinger ritorna con vigore ad attingere al patrimonio sapienziale della chiesa e a rideclinarlo in questo nuovo contesto. E lo fa esaltando l’amore. Distinguendo bene tra eros e agape. L'eros è l'aspetto più immediato, superficiale, e materiale dell'amore. Ossia il sesso, il risvolto corporale. Quell'aspetto in cui lo facciamo vivere in questa società da pansessualismo dilagante. È infatti il sesso, nella sua corporeità, che viene celebrato ed esaltato in tutti i cartelloni pubblicitari che riempiono le strade delle nostre città. È il corpo che adoriamo quando ci soffermiamo, guardando la tv, sulla carnalità delle veline scosciate o della celebrità di turno ritratta in un calendario di nudo più o meno artistico. Ma ciò che conta, ciò a cui torna l'enciclica di Papa Benedetto, è invece l'agape, l'aspetto più profondo dell'amore. La capacità di donarsi che va oltre al mero aspetto fisico. Quello che ci manca oggi. Quello celebrato dalla religione cristiana. L'unica cosa per cui vale la pena vivere.
Ma bisogna dire, per tornare all'amara concretezza, che le maggiori responsabili di questa condizione attuale sono le donne. Questo ovviamente non è scritto nell'enciclica, ma nella ricerca citata prima. Agli italiani (e agli spagnoli), infatti, essere single non piace. Ma se si può dire questo dei maschi, non si può dire lo stesso delle donne. Aspettando di incontrare l'anima gemella, il gentil sesso del Belpaese non si annoia affatto. Sono infatti le italiane, secondo l'indagine europea di Parship.it e Makno Consulting, le single più appassionate d'Europa che nell'Abecedario dei desideri, mettono al primo posto la "S" di sesso. Per l'86,6% delle donne senza relazioni stabili, infatti, il sesso rappresenta il principale desiderio. Sono le donne, e non gli uomini, a vivere maggiormente nella dimensione più superficiale, dunque. Mentre dall'altro lato del cielo, i single del Belpaese sperano invece di portare presto l'anima gemella all'altare: sempre insieme agli spagnoli, sono quelli che maggiormente ambiscono al matrimonio.
Dunque su chi bisogna far cadere la riflessione se in Italia non ci si vuole più bene e non ci si sposa più? Sugli uomini o sulle donne?
Paolo Gambi