Perché il Montenegro sì e
Di Paolo Gambi
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È immaginabile che l’Emilia-Romagna e il suo intricato sistema di potere postcomunista sia più spietato ed oppressivo di quello serbo? È possibile che quella Serbia che fu di Milosevic, che è da sempre terra di combattenti e di massacri efferati, che è nell’immaginario collettivo una terra votata alla guerra, sia più democratica di quel “modello emiliano trattino romagnolo” che i nostri politicanti tanto si sono divertiti e si divertono a cantare come esempio di democrazia compiuta? La risposta a queste due domande è molto secca: sì. Domenica infatti nello Stato di Serbia e Montenegro si è pacificamente svolto un referendum, a cui hanno partecipato solo i montenegrini, che ha sancito la divisione delle due regioni, consentendo la nascita dello Stato di Montenegro. I montenegrini non volevano più sottostare alla volontà dei propri vicini di casa, per questo democraticamente hanno scelto con una consultazione popolare il futuro dei propri destini. In Romagna invece no. Quel tanto democratico sistema che noi tutti foraggiamo dei nostri voti, ancora oggi usa tutto il proprio potere per mantenere in scacco la voglia di autonomia dei romagnoli, e fa di tutto perché a decidere non sia il popolo, ma le stanze del potere. Qui da noi insomma non c’è stata una convergenza democratica. Ci sono i favorevoli alla creazione della regione, ci sono i contrari. Democrazia vorrebbe che a questo punto si facesse ciò che prevede
Tantopiù che qui non si tratta di creare un nuovo Stato, ma semplicemente una regione. Emilia e Romagna. Due realtà distinte da sempre, messe insieme per un capriccio della storia nell’Italia unita. Due regioni che sono cacofoniche persino nell’accostamento letterale. Due regioni che non c’entrano nulla l’una con l’altra. Eppure fa comodo, questa unità, ai trespoli su cui comodi stanno appollaiati i potenti, lontani da qualsivoglia possibilità di controllo od opposizione. Ma è democrazia questa?
Paolo Gambi



