E tra le miserie quotidiane riscopriamo la speranza
Di Paolo Gambi
Da La Voce di Romagna, 3 dicembre 2006
Volevo dedicare il mio pezzo della domenica alla manifestazione di Roma, per cercare una risposta meditata alla domanda: è più immorale non pagare le tasse o imporle? Poi però, mentre cercavo fra le mie sinapsi la quadratura del cerchio, sono stato rapito da una musica celestiale. La passione secondo San Matteo di Bach. E mi è tornato in mente l’invito fattomi da un amico, Daniele Perini, pochi giorni fa ad una conferenza: “A volte quando scrivi i tuoi pezzi per la Voce sembra che tu li scriva per il Corriere della Sera. Sii meno distaccato, racconta in prima persona”. E allora, cogliendo il suo sprone, seguo questa musica celestiale che si diffonde per la stanza cantando, in bel tedesco, la Passione di Nostro Signore. Anche se è Natale. E mentre ho ancora aperte delle finestre di explorer piene di contumelie fra politici, impantanati nei loro giochi di potere, una voce femminile che canta “Oh Haupt voll Blutt und Wunden” mi prende per mano, facendomi vedere con chiarezza qualcosa che, immerso nei meandri di questo mondo, non riuscivo a vedere. Mi indica di volgere gli occhi in alto. Ci sono cieli sterminati sopra le nostre teste. E per vederli, basta alzare lo sguardo. Mentre noi ci affatichiamo, ci opprimiamo gli uni gli altri, carichiamo le nostre spalle di pesanti fardelli fatti di odio misto ad orgoglio, diventando sempre più chini verso terra, questi stupendi cieli continuano a stare sopra di noi. Poi, ogni tanto, qualcuno alza lo sguardo. E scrive una musica capace di penetrarti dentro alla parte più profonda del cuore. Capace di indicare con il dito verso il cielo. Come ha fatto Bach. Oppure scrive un libro che ti fa piangere. L’altra sera per esempio sono stato, come spesso accade, al Cinemacity di Ravenna con l’amico Simone Ortolani, a vedere “I figli degli uomini”, un film visionario e profetico ancora nelle sale. La storia narra di un futuro non troppo lontano in cui tutto il mondo è sconvolto dal caos. Solo l’Inghilterra riesce a mantenere una sorta di pace. Ma, fra eutanasie a portata di tutti e immigrati trattati da subumani, le donne non restano più incinta. Da 18 anni. Un futuro triste e cupo. Un futuro senza futuro. Poi una donna, un’immigrata di colore, resta incinta. E la speranza torna a regnare. Dentro a un campo profughi che ricorda molto Auschwitz, circondata da scene di guerra fra l’esercito e i ribelli, dà alla luce una bambina. E di fronte a quel neonato tutti si fermano: soldati e profughi. Il loro odio trova un ostacolo. La speranza. E lì ho capito. Ho capito il messaggio che l’autore, P.D. James (nonostante l’ideologizzazione politically correct del regista Cuaròn), voleva dare. O almeno quello che ha dato a me. L’Occidente senza Cristo muore. L’Occidente dei laicisti, delle ideologie neopagane – dal nazismo all’ambientalismo – si trova prima o poi a considerare l’uomo molto meno di quello che vale. E combina disastri epocali. Solo il Cristianesimo può salvare l’Occidente dalla sua peggiore deriva, e ridare a ciascuno di noi gioia e speranza. Anzi, mi correggo. Non il Cristianesimo. Non un’idea, una religione, un sistema di pensiero. Una persona. Quella di cui fra poco andremo a celebrare il compleanno. Quello di “nativity”, per restare nei recinti del cinema. Quel bambino, duemila anni fa, ha dato a ciascun singolo uomo, in un mondo che è sempre fatto di guerre, oppressione e disperazione, la coscienza di valere tanto. Anzi tantissimo. Abbastanza da essere tenuto in considerazione dal Creatore dell’Universo, e da lui amato personalmente. Non è forse questo il Cristianesimo? Ma quella rivoluzione dei cuori ha bisogno di tornare, ogni generazione che passa, per ogni persona che nasce. Poi ci sono i cinici. Quelli che leggendo questo articolo diranno: troppo sdolcinato, troppo religioso. Fanatico! Quelli che un legame tra l’infinito e il finito non l’hanno ancora trovato. Ma che soprattutto hanno un cuore abbastanza plastificato da non voler capire che qualcun altro può averlo trovato. Ma a noi i cinici non interessano. Noi ci godiamo la nascita di Gesù, la celebriamo con presepi e solenni celebrazioni religiose, loro invochino pure Babbo Natale. Noi ci accontentiamo di ascoltare Bach, e di farci aprire il cuore dalla sua musica. Ci accontentiamo di andare al cinema e di uscirne pieni di gioia perché esiste una speranza. Ci accontentiamo di considerare la vita il bene più prezioso che esista, e di godercela fino in fondo, in tutte le sue luci e le sue ombre. Ci sono cieli sterminati sopra le nostre teste. E per vederli, basta avere il coraggio di alzare lo sguardo.



