Dal Codice da Vinci a Wanna Marchi
Di Paolo Gambi
Da La Voce di Romagna, 16 maggio 2006)
Un gruppo di veline intelligentissime che venerano una divinità incarnata in un barile di melassa scopre nella carta di un ovino kinder un passaggio interplanetario che le porta in un pianeta che si chiama beatitonia dove vivono felici e contente per mille anni a venire in castità e purezza, ma vengono poi tradite dalla sorpresa dello stesso ovino kinder che le riporta sulla terra trasformate in ravanelli. Una storia del genere sarebbe senza dubbio molto più verosimile e probabile della trama del Codice da Vinci di Dan Brown, e soprattutto sarebbe scientificamente più plausibile delle tesi in esso contenute. Eppure non solo tutti abbiamo letto il suo libro e di certo andremo a vedere il film, ma siamo abbastanza ignoranti in materia religiosa da aver pure lasciato che ci depositasse nel retro del cervello il dubbio che in realtà qualcosa di vero nella sua storia strampalata ci sia. E ancora più dubbiosi saremo quando ci saremo fatti sparare negli occhi le immagini del maxischermo all’uscita del film, da cui usciremo con forti sensazioni e molti pensieri. Il Codice da Vinci infatti racconta, in maniera romanzata, una bella somma di sacrosante menzogne. I vangeli sarebbero stati riscritti da Costantino, Maria Maddalena sarebbe stata la compagna di Gesù e da lui avrebbe avuto un figlio, la Chiesa cattolica sarebbe in realtà un’associazione a delinquere che ci vuole tenere tutti nell’ignoranza. L’Opus Dei sarebbe invece un’organizzazione di monaci intenti a portare avanti omicidi ed autotorture. Poco importa che ciascuna di queste tesi sia elementarmente smentibile con fatti concreti e tangibili. Sono stati scritti libri su libri per confutare le menzogne di Brown, corredati di fonti storiche, riferimenti scientifici ed evidenze di ogni tipo. Poco importa che la storia abbia delle fonti precise che ci gridano dal passato “Dan Brown è un ciarlatano! “. Nonostante ciò alla fine un po’ tutti noi rimaniamo infangati in questa melma, e ci teniamo come retrogusto una bella dose di dubbio. Aveva ragione il cardinale Biffi: non siamo più un popolo di credenti, ma di creduloni. E soprattutto di ignoranti. E questo è il punto. Abbiamo una cultura religiosa meno che elementare, e basta che qualcuno ci racconti che Gesù era cinese che ci troviamo senza strumenti per elaborare una risposta. Basta che qualcuno ci dica che un vangelo gnostico racconta dell’unione fra Gesù e Maria Maddalena che ci crediamo ciecamente. Perché non conosciamo le cose. Invece bisognerebbe documentarsi, studiare. C’è una ricchezza culturale infinita che può essere scoperta seguendo l’interesse per le materie religiose, anche approfittando delle curiosità che ci mette il Codice da Vinci. Anche perché quella di capire l’assoluto è una delle pulsioni primordiali dell’uomo, e per questo attraversa tutta la sua storia. In particolare, è l’evento cristiano ad attraversare la nostra storia, quella dell’Occidente. Ed anche per questo dobbiamo conoscere almeno i fondamenti del cristianesimo. Dobbiamo sapere con precisione ciò che si sa di Gesù, della sua predicazione e della sua vita. Dobbiamo sapere almeno a grandi linee cosa ha fatto la Chiesa, e come si è articolata nei secoli. Dobbiamo conoscerne la dottrina, che è parte fondante della nostr cultura. Dobbiamo sapere, studiare, documentarci, visto che la scuola “laica” ci lascia ignoranti su ciò che dovrebbero insegnarci in parrocchia. Altrimenti basta veramente che un Dan Brown qualunque domani ci racconti una qualche altra castroneria, purchè condita di forti emozioni, per farci aderire in massa ad una qualche improbabile religione orientale. O magari per farci andare ancora una volta dietro al mago do Nascimiento.
Paolo Gambi
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