martedì, febbraio 12, 2008
La scomoda chiarezza di Benedetto XVI
Di Paolo Gambi
Da La Voce di Romagna, 15 aprile 2007
”Non ho di sicuro bisogno di dire espressamente che questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale”, scrive il Papa nella premessa al suo libro “Gesù di Nazaret”, che sarà in vendita nelle librerie da lunedì 16 aprile, giorno dell'ottantesimo compleanno di Papa Ratzinger, ”ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del volto del Signore. Perciò ognuno è libero di contraddirmi”. E invece noi gli diamo ragione, e ben volentieri. “Chiedo solo alle lettrici e ai lettori - continua il Papa – quell’anticipo di simpatia senza il quale non c’è alcuna comprensione”. E noi riversiamo tutta la nostra simpatia su questo Papa che sta veramente rimettendo in sesto un cristianesimo che iniziava ad essere un po’ stanco e forse anche un po’ confuso. Diciamo allora le cose come stanno, senza peli sulla lingua e senza paura delle scomuniche del politicamente corretto:
“Laddove l'uomo perde di vista Dio, anche la pace decade e la violenza prende il sopravvento con forme di crudeltà prima inimmaginabili: lo vediamo oggi in modo fin troppo chiaro”. Punto primo: l’uomo senza Dio diventa una bestia. E questo lo abbiamo chiarito. Andiamo avanti:
“La nuova bontà di Dio non è acqua zuccherata”. Basta allora al cristianesimo visto come buonismo smidollato. Anche perché bisogna sempre tenere centrale ”lo scandalo della croce”. Ed aggiunge pure che “senza un 'morire', senza il naufragio di ciò che è soltanto nostro, non c’è comunione con Dio, non c’è redenzione”. La centralità di Gesù, sancita sin da titolo, fa sì che il Papa abbia voluto “presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, il Gesù storico in senso vero e proprio”. Lo stesso Pontefice lo spiega fin dalla premessa, quando afferma: “Io ho fiducia nei Vangeli”. “Sono convinto - scrive - che la figura di Gesù che ne emerge è molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni. Ritengo che proprio questo Gesù, quello dei Vangeli, sia una figura storicamente sensata e convincente”. Alla faccia pure dei vari Dan Brown, Augias e compagnia cantante che mettono il dubbio a servizio dell’idea che in fondo in fondo Gesù non è esistito. O se è esistito non ha fatto ciò che si racconta. Ma fuga pure ogni dubbio su interpretazioni psicanalitiche o mitiche del cristianesimo: tutta la storia del Dio che muore e che risorge “è accaduta realmente”. Insomma, “Gesù non è un mito, è un uomo fatto di carne e sangue, una presenza tutta reale nella storia”. Anche perchè “possiamo visitare i luoghi e seguire le vie che Egli ha percorso. Possiamo, per il tramite dei testimoni, udire le sue parole. Egli è morto ed è risorto”. Poi non manca ovviamente il tema della famiglia:”Per la Chiesa nascente come per quella successiva, fin dall'inizio - scrive - è stato fondamentale difendere la famiglia come il cuore di ogni ordinamento sociale”. E poi un altro punto di chiarezza: Dio non è mamma. “’Madre’ nella Bibbia è una immagine, non un titolo di Dio”. E anche lo strisciare del femminismo nel suo degenerare ideologico è accomodato. “L’amore della madre appare iscritto nell'immagine di Dio - argomenta - è tuttavia vero che Dio non viene mai qualificato né invocato come madre, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento”. Ma non manca di rimettere la barra al centro anche in fatto di preghiera: “Noi preghiamo così come Gesù, sullo sfondo della Sacra Scrittura, ci ha insegnato a pregare, non come ci viene in mente o come ci piace. Solo così - spiega il Papa - preghiamo nel modo giusto”. Attendiamo allora con interesse, curiosità, e pure trepidazione l’uscita di questo libro. Che potrà di certo parlare ai cuori di molti, e che potrà dare un po’ di chiarezza alle nostre menti, che in fatto di religione paiono molto confuse.
mercoledì, gennaio 23, 2008
La luna, il mare, e una Venere piovuta sulla terra
Di Paolo Gambi
Da “La Voce di Romagna”, 6 agosto 2006
(i dolori del giovane Gambi)
Serata al Marano. Giro con un gruppetto di amici fra i vari stabilimenti balneari che, adattando l’originario modello di Marina di Ravenna, si sono tramutati in locali per feste in spiaggia. A Riccione. Mio personale obiettivo: svagarmi, distrarmi, vedere un po’ di persone e gettare le preoccupazioni nel più romagnolo dei divertissement. Mia attitudine nei confronti delle donne della serata: guardare ma non toccare. La caccia alla ragazza è un articolo incompatibile con i miei obiettivi di rilassamento e di distrazione. Obiettivo dei miei amici: utilizzare spasmodicamente ogni loro energia per arpionare qualcuna delle tante belle che si aggirano per i bagni. Loro attitudine nei confronti delle donne: bramosia viscerale. D’altra parte è comprensibile. Scampoli di lussuria ovunque conquistano i sensi. Seni all’aria, sguardi ammiccanti, sederi in bella mostra. Sono i particolari che ammazzano. Si raccolgono i migliori, ciascuno da una ragazza diversa, e si costruisce nel cervello un mosaico che ritrae la Femmina perfetta, costruita con pezzi presi da diverse donne. Un vero disastro. E comunque tutti quegli ammassi di carne ballonzolante fanno gola a chiunque, me compreso. Ma stoicamente uso la ragione e penso che tanto lì la donna della mia vita non la troverò mai, e che l’unica cosa in cui posso incappare è un’avventura temporanea e superficiale di cui certamente mi pentirei. Da bravi epicurei invece i miei amici iniziano ad attaccare discorso con tutte le ragazze che passano, usando i trucchi più grevi e trucidi. Dal “ciao, dov’è che ci siamo visti? “ al “scusa posso chiederti una cosa? “. Iniziano a raccogliere le prime picche, abbastanza da fare un burraco. Un po’ stanco della musica, dello struscio dei corpi e del gioco di incontro fra frastornati, trovo un angolo di spiaggia vuoto, non distante dal mare. E lì, da solo, mi rendo conto di quanto sia affascinante il mare di notte, con rumori accennati di onde che accarezzano la sabbia. Mi rendo conto che sopra alla confusione di quelle migliaia di persone tutte concentrate a far conoscere i corpi le une delle altre, se ne sta un cielo stellato di cui non riesco a non stupirmi. Sta lì, e guarda, immobile. Chissà quanti fra coloro che sono venuti lì si sono accorti che stanno ballando sotto un soffitto stellato. Nessuno, penso. O forse tutti. Ma pare che abbia colpito solo me. Mentre me ne sto tutto intento a filosofeggiare con il naso per aria, una voce femminile con una lieve striatura straniera mi raggiunge. “Stanco di ballare? “. L’idea di ballare non mi ha neppure sfiorato l’anticamera del cervello, non ho idea di chi mi stia parlando, e a dire il vero non so neppure se sta parlando con me o se ho le traveggole. Ma lo stesso rispondo, senza abbassare gli occhi che ho incollato ad una qualche stella lontana anni luce: “Mah, forse questo non è un posto adatto per me”. Abbasso lo sguardo, e mi trovo ad ammirare una ragazza di una bellezza impressionante. Alta, mora, occhi profondamente neri e lucidi, ed un’aria molto fashionable. La Venere risponde: “Forse neanche per me. Ti va di fare due passi? “. I sensi e la ragione rispondono all’unisono con un roboante “volentieri”. Passeggiamo per un po’ avanti ed indietro, parliamo di cose altissime, partendo dalla grandezza dell’universo per arrivare al senso della vita. Lei è veramente bellissima, ed insieme profondamente sensuale in quel corpo mozzafiato, messo in mostra sì, ma fino ad un certo punto. Dopo aver navigato nell’empireo dell’astrazione, ritorniamo insieme verso zone abitate, dove si agita ancora il desiderio di festa e di ballo. In quel momento incrocio i miei amici, tutti ovviamente ancora senza prede, che rimangono attoniti. Saluto la ragazza, senza neppure aver saputo come si chiama o senza averle chiesto il numero di telefono, e dentro di me scopro una profonda soddisfazione. Non l’ho sfiorata, non ne ho fatto un oggetto del desiderio, ma ho condiviso con lei un’esperienza molto bella. Salvo poi scoprire in seguito che la ragazza in questione è una ballerina di lapdance, e che probabilmente era lei ad avere altri scopi. Ma questo è un particolare incastonato su Riccione, che tutti noi amiamo così com’è, che non intacca la morale di tutto ciò, ossia che, in fondo, il sesso non è tutto.
mercoledì, dicembre 07, 2005
RISCOPRIAMO LA BELLEZZA
Di Paolo Gambi
(Da “La Voce di Romagna, 6 dicembre 2005)
Bellezza. È solo con la riscoperta di una vera estetica che si può sperare di cambiare davvero, e concretamente, questo mondo contemporaneo nelle sue brutture. È molto interessante il dibattito intorno a questo tema, e bene ha fatto Farrell sabato con il suo editoriale a risollevare il coperchio della discussione. Se mettiamo i nostri sensi intorno a noi percepiamo il superficiale agitarsi della contemporaneità. Convulsioni mediatiche, Costantini nell’etere, Malgiogli di successo, chiacchiericci intorno al nulla prodotto dal Lecciso affaire. Palazzi grigi, alberi abbattuti, uomini silenziosi. Tutto questo è estremamente brutto. Brutto perché superficiale. Per parlare di estetica e penetrare nelle pieghe della bellezza bisogna rompere la crosta che ci ricopre e scavare a fondo. A fondo in noi stessi. Sì, perché la bellezza si trova in noi, e non in improbabili empirei astratti e utopici. Se la tradizione cristiana ci dipinge come creati ad immagine e somiglianza di Dio, almeno uno scampolo di assoluto albergherà in qualche anfratto nelle profondità dei nostri cuori. È lì, e solo lì, che può essere scoperta la bellezza. Ma per poter scendere la lunga, forse infinita scala, che si addentra nel nostro profondo non possiamo rimanere soli. È solo nel rapporto e nel confronto con gli altri che possiamo trovare i gradini per raggiungere quell’assoluto che ci è dato di vivere. Confrontarsi con la diversità che è in ciascuna persona che incontriamo, comprendere e comunicare con questa diversità superando gli strati di superficialità che mascherano l’interiorità di ciascuno di noi. E per poter davvero scoprire l’altro, per entrare in vera comunicazione con l’interiorità personale dei nostri interlocutori, abbiamo un solo modo: amare. Solo amando la persona che ci sta di fronte, chiunque essa sia, possiamo mettere il nostro cuore a contatto con il suo. E solo in questo modo possiamo fare ogni volta un passettino in più dentro la conoscenza di noi stessi, là dove titaneggia la bellezza. La bellezza insomma la possiamo scoprire solo nell’Amore. Non è forse questo l’insegnamento più grande contenuto nella tradizione cristiana e da essa gelosamente preservato? Non è un caso che uno dei temi preferiti dall’attuale pontefice sia proprio quello della bellezza. Una bellezza che Ratzinger salda inscindibilmente alla verità, e alla sua duplice articolazione. Scriveva, ancora cardinale, nel 2004, in un intervento ripreso da Repubblica: “Chi crede in Dio, nel Dio che proprio nelle sembianze alterate del Crocifisso si è manifestato come amore “sino alla fine” (Gv 13,1), sa che la bellezza è verità e che la verità è bellezza, ma nel Cristo sofferente apprende anche che la bellezza della verità include offesa, dolore e persino l’oscuro mistero della morte. Bellezza e verità possono rinvenirsi soltanto nell’accettazione del dolore, e non nel suo rifiuto”. È quindi una bellezza ancorata alla realtà quella che piace a Ratzinger, e lontana dagli inganni della superficie. Quella superficie in cui si trovarono a navigare per primi i progenitori, che attratti dal frutto dell’albero che era “buono da mangiare e seducente per gli occhi…” (Gn 3,6) finirono col perdere il paradiso terrestre. Quella stessa bellezza superficiale che ci troviamo di continuo a ricercare quando seguiamo l’edonismo che impera nella nostra società. Quella bellezza superficiale fatta di donne (o uomini…) nude, idolatria del successo, baratri di ignoranza. La società occidentale nel suo complesso – che significa ciascuno di noi singolarmente nella propria libertà – ha bisogno di riscoprire il senso più profondo di quella bellezza incastonata nella Verità, nell’Assoluto. Ed è solo con un cammino del genere che potranno tornare a fiorire i Michelangelo, i Leonardo, i Giotto, rottamando definitivamente i Costantini, i Malgiogli, le Lecciso… Paolo Gambi paologambi@lavocediromagna.com