Mimose, sorrisi di cortesia, feste di sole donne con spogliarellisti maschi dotati di panna montata, eccetera, eccetera. La festa della donna si è proiettata giallastra per ventiquattro ore o poco più nelle nostre quotidianità. E ora, a bocce ferme, l’animo in pena del maschio contemporaneo può sfogare le proprie frustrate insoddisfazioni. Abbiamo festeggiato la donna. Sì, ma quale donna? Ma più ancora, quale donna per quale uomo? Sembra che ancora qualcuno non si sia reso conto che un’era geologica è terminata. L’era geologica della stabile roccia patriarcale, quella su cui gira il programma della famiglia, fatta di uomo, donna, e figli. L’era patriarcale su cui si sono fondate regni e democrazie, istituzioni e filosofie, che vanno dall’Odissea a Napoleone, da Darwin a von Clausewitz. Finisce un’era sì. Ma cosa comincia? Le scommesse sono aperte. Qualcuno vorrebbe che quest’era lasciasse il posto all’era della femmina, all’era dell’abbattimento di una ragione per lasciare spazio al sentimento, o dell’ordine che lascia spazio alla fantasia. Abbasso i maschi viva le femmine insomma. E la cosa più strana è che non solo i maschi non si oppongono a questa idea, ma alcuni persino la sostengono e la supportano. Bastava accendere la radio in questi giorni della mimosa per sentire continuamente idee del genere che si diffondevano via etere. Qualcun altro ha un’idea diversa. E pare siano i più. Dall’era del maschio si dovrebbe passare all’era dell’ermafrodito. Ad un’era in cui le differenze di sesso e di genere si stemperano, facendo largo a un’idea radicale di uguaglianza che non solo abbatte le convenzioni sociali su cui si sono basati alcuni millenni di storia, ma che vuole addirittura superare nel suo ideologismo persino il limite posto dalla natura. In quest’era non ci sono più persone che nascono maschi e persone che nascono femmine, ma esseri umani che indipendentemente dal sesso che si trovano fra le gambe dovrebbero poter scegliere se essere uomini o donne. Alcune correnti filosofiche legate ai gruppi omosessuali ed altre incardinate nei movimenti femministi sostengono teorie del genere. Queste sono alcune delle proposte in campo per il futuro. Come maschio insoddisfatto dello stampo di fabbrica con cui vengono forgiate le nuove generazioni di uomini e di donne, avrei una proposta. Finita l’era patriarcale, e transitati per i mari burrascosi del femminismo, dell’egalitarismo, dell’omosessualismo, facciamo sorgere l’alba dell’era di un pacifico orgoglio della diversità. Un’era in cui uomini e donne siano messi nelle condizioni culturali e sociali per essere orgogliosi della propria identità sessuale, quella che la natura ha loro donato. Un’era in cui le persone sappiano accettarsi per come sono, ciascuna diversa dall’altra, senza dover per forza sentire la necessità di fughe verso identità diverse. Un’era in cui gli uomini e le donne non stanno le une contro gli altri sfogando tutte le proprie repressioni, frustrazioni, invidie ed insoddisfazioni in una guerra fra sessi che porta solo alla distruzione dell’umanità. Un’era in cui le donne non desiderano a tutti i costi scimmiottare gli uomini con i loro giochini più tradizionali della vecchia era patriarcale – la politica, il potere, la carriera, le guerre – e in cui gli uomini non vogliano essere donne, “mammi” intenti a portare a spasso i neonati o massai impegnati a cucinare la cena per il “moglio” o la “marita” che dir si voglia. Nasciamo maschi e femmine, e siamo diversi. La natura ci fa così, possiamo arrovellarci per una intera vita per capire il perché, ma se non lo accettiamo, entrambi, finiamo nelle paludi delle nevrosi di questa era di mezzo, di questo interstizio fra due ere geologiche in cui si decidono le sorti del futuro. Bisogna riflettere sul futuro che ci aspetta. E non sarebbe male farlo esclamando convinti: evviva la diversità!
Paolo Gambi
Da La Voce di Romagna, 9 marzo 2008



