martedì, gennaio 22, 2008
Se la Bardot si schiera con la “bestia” Materazzi 
 
Di Paolo Gambi
Da “La Voce di Romagna”, 23 luglio 2006

 

Tre turni di squalifica per Zidane. Due per Materazzi. Con questo la FIFA ha pensato di risolvere una volta per tutte la testata in mondivisione del campione algerino. Ma con questa sentenza è stato affermato proprio un bel principio giuridico. Un po’ come se un tribunale desse due anni di reclusione al criminale che accoltella un ragazzo, e un anno di galera anche al sanguinante accoltellato, perché gli aveva fatto la linguaccia invocando benevolenza sulla madre. Forse. D’altra parte Zidane è un grande campione. Sì. Un grande campione che ha chiuso la sua carriera, nella finale dei mondiali, sfracellando la sua testa contro lo sterno di un avversario. Un gesto abbastanza apprezzato dagli alti papaveri dello sport da fargli tenere ben stretto fra le grinfie il pallone d’oro dei mondiali. Grazie ai suoi amorazzi con la FIFA.

Questo è comunque l’ultimo episodio di una saga che ha gettato talmente tanto discredito sui meccanismi calcistici da costringere, anche chi di calcio non si occupa, ad intervenire a gamba tesa. Da Borrelli al sottoscritto la lista è lunga. Ma in fondo il calcio è uno sport, si dirà, per cui alla fine prevarrà il buon senso e lo spirito amicale. Sì, ma solo nei confronti di Zidane. Perché intanto Materazzi la squalifica se l’è presa, e non può neppure appellarsi a nessuno. E poi alla faccia dello sport. Cos’è diventato il calcio? Era lo sport di chi si incontrava alla domenica, in periferia, dopo una settimana di lavoro, a tirare calci ad un pallone con gli amici. In questi giorni Zambrotta, dopo lunghe contrattazioni, è stato ceduto dalla Juventus al Barcellona per14 milioni di euro. Vieira è stato pagato 12 milioni. Tanto per fare due esempi dei più recenti, ma neppure i più eclatanti. Neanche fossimo al mercato delle navi con un faccia a faccia tra Onassis e Nyarcos. E comunque, in queste faraoniche logiche, il mondo ha girato talmente in fretta che alla fine, nello scontro tra un algerino e un italiano, lo svantaggiato dal razzismo è stato l’italiano. Forse per quel maledettissimo spirito del politicamente corretto che griderebbe scandalizzato al razzismo se ad essere condannato fosse stato solamente il povero (?) francese di origine algerina. Resta comunque che uno sputo italiano, anche se di nobile ed aulica salinità come quello di Totti, venne pagato solo dall’emittente, non importa se chi se lo trovò addosso in fondo in fondo poteva pure meritarselo. Invece una sonora craniata pettorale, purchè il cranio sia quello franco-algerino di Zidane, oltre al male infligge alla vittima anche due turni di squalifica. Perché in fondo il calcio è lo specchio di una società. E se quindi noi alla fine continueremo a tenerci Luciano Moggi, anche se forse avrà un altro nome ed un altro cognome, gli empirei internazionali continueranno a reggersi su questi pilastri di cartapesta dell’ideologia imperante nei palazzi europei. E poi non dimentichiamolo mica: siamo campioni del mondo, e abbiamo battuto sonoramente chi battuto non doveva essere. E questi italiani che vincono grazie alla mafia, agli imbrogli e alle simulazioni vanno un po’ puniti. Almeno simbolicamente. E come capro espiatorio Materazzi funziona benissimo.

C’è però un messaggio cifrato che emerge dai media francesi proprio in contemporanea a questo episodio. Un messaggio inviato in grande stile. Brigitte Bardot ha dichiarato di voler rinunciare alla cittadinanza francese, perché i francesi maltrattano gli animali. Sì, anche questa cosa puzza un po’ di grandeur, di superiorità e di politicamente corretto. Ma almeno lei, BB, ha capito che alla fine aveva ragione la nostra bestiaccia. Povero Materazzi…
 
postato da: PaoloGambi alle ore 22:41 | Permalink | commenti
categoria:sport
lunedì, gennaio 21, 2008

Per una volta tutti uniti: una Repubblica fondata sul gol 

Di Paolo Gambi
Da “La Voce di Romagna”, 9 luglio 2006

 

Undici zotici miliardari che corrono avanti e indietro su un prato per cercare di ficcare un pallone in una porta, in barba a undici altrettanto zotici e altrettanto miliardari nordafricani che vivono in Francia e di questa nazione portano la bandiera. Questa semplice formula ha concentrato su di sé tutti i problemi dell’Italia. Ma proprio tutti. Non ci sono pensieri che strabordino dalle linee bianche del campo. Almeno per oggi. Il viaggio del Papa in Spagna con annessa politica di sfondamento antizapatero. Le manovre del governo e la nuova politica fiscale, quelle nei servizi segreti, e altre sbrodolate riflessioni sulla politica. Il rapporto fra uomini e donne che va sempre più imputridendosi. Tutte cose importantissime, per carità. Eppure oggi non ce ne importa un fico secco. Oggi c’è la finale dei mondiali. C’è solo quella, e niente altro. E così stasera l’Italia si ritrova unita. Quello che non sono riusciti a fare Mazzini e i Savoia, la storia e la geografia, lo riesce a fare lo sport. O forse Marcello Lippi. E, almeno per una sera, l’Italia è una, e una sola. Non ci sono berluscones contro postcomunisti, non ci sono nordici contro sudici, non ci sono cattolici ed anticlericali, ma solo fieri sostenitori del proprio orgoglio italico e della (sperata) superiorità calcistica. Von Clausewitz scrisse che la guerra non è nulla più che un proseguimento della politica con altri mezzi. E noi aggiungiamo che lo sport non è altro che un proseguimento della guerra con altri mezzi. Per cui la Francia bisogna batterla, e batterla sonoramente. Almeno perché ha dato i natali a Napoleone Bonaparte. E poi perché siamo stufi di dover perdere da loro. Così questa sera una intera nazione, costellata di popoli, flirterà con televisioni e maxischermi, incollata alle immagini che ci racconteranno questa battaglia.

Un intero popolo, una dignità nazionale. Tutto dipenderà dagli undici celebri zotici. Anche perché noi che siamo fuori dal campo possiamo gridare, sbraitare, dipingerci di bianco rosso e verde o farci tatuare il busto di Mazzini nella schiena, ma ai fini della vittoria tutto questo non conterà nulla. Possiamo affidarci a maghi, stregoni e negromanti, possiamo invocare l’aiuto delle stelle e quello di Moggi, ma rimarremmo comunque appesi al filo dei nostri undici, mirabolanti, zotici. Solo loro possono decidere le sorti di un Paese. Loro sono gli eroi dei nostri giorni: le gesta di Achille pelìde sono state sostituite dai cucchiai di Totti. E allora vedremo se Toni si rimetterà ad allacciarsi le scarpe fuori campo durante un calcio d’angolo, o se Camoranesi si dedicherà ancora al pattinaggio su erba. Scopriremo se Totti si divertirà ancora a tirare tutti i calci d’angolo nelle mani del portiere, o se Zambrotta e Gilardino vorranno ancora dedicarsi al tiro sul palo o sulla traversa. Sapremo con definitiva certezza se, come ci era sin qui sembrato, Buffon è davvero impenetrabile come una vergine gallese bardata di una rigorosissima cintura di castità, e vedremo se del Piero riuscirà a farci superare la sua notoria ed insopprimibile carica di simpatia piantando un’altra palla in rete. I nostri undici zotici miliardari, Dio li strabenedica, ci hanno in pugno. Non possiamo farci nulla. Persino chi considera il calcio uno sport rozzo e corrotto, persino chi si è dedicato al badminton voltando le spalle al marciume calcistico, persino chi detesta questo sport e non sa neppure quali squadre siano in serie A, questa sera sarà lì, con la mente e con il cuore, portando con sé tutto l’amore per il proprio Paese e per la propria identità. Tutti lì, insieme ai prestanti zotici che devono ficcare la palla nella rete avversaria tutte le volte che riescono, e sarà meglio che lo facciano. Questa è l’Italia unita. Una Repubblica democratica fondata sul gol.

postato da: PaoloGambi alle ore 17:49 | Permalink | commenti (1)
categoria:sport
lunedì, gennaio 21, 2008

Sia lode ora agli undici zotici miliardari

Di Paolo Gambi
Da “La Voce di Romagna”, 11 luglio 2006

 

Dio strabenedica i nostri undici zotici miliardari! Anche se sono zotici e miliardari, a loro onore gloria ed ogni benedizione. Le porte del paradiso siano spalancate a Zambrotta pie’ veloce, quelle del Valhalla ai valorosi Gattuso e Materazzi, e che il mite Grosso sia messo in compagnia dei grandi eroi dell’antichità. Che il Papa proclami Buffon subito santo, anzi, già dottore della Chiesa, e che siano immediatamente ordinati vescovi e infiocchettati cardinali Cannavaro e a Del Piero. E che Marcello Lippi venga subito incoronato in pompa magna Re d’Italia ed imperatore d’Occidente. Come ai tempi della battaglia di Lepanto, la finale dei mondiali ha segnato la vittoria dell’Occidente contro quella ciurmaglia di maomettani di varia provenienza che combatteva sotto la bandiera della Francia post-giacobina ed anticristiana. Mentre il nostro cristianissimo team poteva godere dei favori di San Gennaro (Gattuso) e di San (Gian) Luigi Buffon, a cui da oggi passa la chiesa romana di San Luigi, appunto, dei Francesi. Una schiera di santi in paradiso deve aver fatto veramente di tutto per segnare questa vittoria. Non potevamo non vincere.

E ora ci ridiano anche la Gioconda. Che la Francia battuta e umiliata riconosca i suoi numerosi errori e li ripari. Riveda tutta la sua storia, perché aver perso i mondiali significa aver fallito. Con la nuova luce di questa sconfitta, i francesi ripensino alla propria grandeur e capiscano che in fondo Napoleone era solo un nanerottolo privo di idee. Azzerino la loro storia, e vengano col capo coperto di cenere a chiedere scusa a tutta l’Europa, anche per quella rivoluzione fallita e sanguinaria che sbandierano tanto. E anche per quel maledetto gol di Trezeguet che ci ha fregato l’altra volta. E poi eccolo lì il loro eroe nazionale, Zidane. Un bel modo per terminare la carriera, per l’algerino dalla testa di ariete. Ultima partita della carriera, finale dei mondiali, e per qualche parola di Materazzi uno sportivo si comporta così? Non sappiamo ancora cosa gli abbia detto effettivamente Materazzi. Qualunque cosa fosse, comunque, non era abbastanza. E se non è infierire sugli sconfitti questo, non riesco ad immaginarmi il significato del termine “infierire”. Ma oggi, e solo oggi, a noi italiani, e solo a noi, è concesso.

E allora ai nostri undici zotici miliardari si può perdonare tutto. Ma proprio tutto. Anche il fatto di essere zotici, e nonostante ciò miliardari. E pure il fatto di non essere undici, ma molti di più. A Materazzi si possono perdonare i tatuaggi e a Camoranesi i capelli lunghi. A Buffon si può perdonare di stare con Alena Seredova, anzi, a questo punto non si può che dire che se la merita. A Del Piero si può perdonare persino l’uccellino e l’acqua minerale, e a Totti pure il suo “laifisnau”. Possiamo anche dire che si può perdonare anche l’autogol di Zaccardo.

Ed ora l’Italia può ripartire. Unita ed euforica sotto il tricolore sventolante, affronterà da vincitrice, come ha imparato ad essere, ciò che il destino sta mettendo sul suo cammino. Il PIL crescerà di un punto percentuale solo per l’errore di Trezeguet, la disoccupazione calerà di uno 0,5 grazie al gol di Grosso contro la Germania, e le esportazioni aumenteranno del cinquanta percento per il suo ultimo rigore. Persino la spesa pubblica calerà, e lo farà grazie alle gloriose dichiarazioni di Lippi prima della finale. Questa, la nostra Repubblica democratica fondata sul gol, ha trovato il suo compimento. Come negli anni “80. La vittoria dell’”82 diede il via ai gloriosi anni “80, con la Milano da bere e tutto il resto. Ed è quello che ci aspetta nel futuro, un’epoca dell’oro dell’italica compagine.  Forse. E tutto grazie ai nostri undici zotici miliardari. Che Dio li strabenedica.

postato da: PaoloGambi alle ore 17:41 | Permalink | commenti
categoria:sport