Di Paolo Gambi
Da “La Voce di Romagna”, 23 luglio 2006
Tre turni di squalifica per Zidane. Due per Materazzi. Con questo la FIFA ha pensato di risolvere una volta per tutte la testata in mondivisione del campione algerino. Ma con questa sentenza è stato affermato proprio un bel principio giuridico. Un po’ come se un tribunale desse due anni di reclusione al criminale che accoltella un ragazzo, e un anno di galera anche al sanguinante accoltellato, perché gli aveva fatto la linguaccia invocando benevolenza sulla madre. Forse. D’altra parte Zidane è un grande campione. Sì. Un grande campione che ha chiuso la sua carriera, nella finale dei mondiali, sfracellando la sua testa contro lo sterno di un avversario. Un gesto abbastanza apprezzato dagli alti papaveri dello sport da fargli tenere ben stretto fra le grinfie il pallone d’oro dei mondiali. Grazie ai suoi amorazzi con la FIFA.
Questo è comunque l’ultimo episodio di una saga che ha gettato talmente tanto discredito sui meccanismi calcistici da costringere, anche chi di calcio non si occupa, ad intervenire a gamba tesa. Da Borrelli al sottoscritto la lista è lunga. Ma in fondo il calcio è uno sport, si dirà, per cui alla fine prevarrà il buon senso e lo spirito amicale. Sì, ma solo nei confronti di Zidane. Perché intanto Materazzi la squalifica se l’è presa, e non può neppure appellarsi a nessuno. E poi alla faccia dello sport. Cos’è diventato il calcio? Era lo sport di chi si incontrava alla domenica, in periferia, dopo una settimana di lavoro, a tirare calci ad un pallone con gli amici. In questi giorni Zambrotta, dopo lunghe contrattazioni, è stato ceduto dalla Juventus al Barcellona per14 milioni di euro. Vieira è stato pagato 12 milioni. Tanto per fare due esempi dei più recenti, ma neppure i più eclatanti. Neanche fossimo al mercato delle navi con un faccia a faccia tra Onassis e Nyarcos. E comunque, in queste faraoniche logiche, il mondo ha girato talmente in fretta che alla fine, nello scontro tra un algerino e un italiano, lo svantaggiato dal razzismo è stato l’italiano. Forse per quel maledettissimo spirito del politicamente corretto che griderebbe scandalizzato al razzismo se ad essere condannato fosse stato solamente il povero (?) francese di origine algerina. Resta comunque che uno sputo italiano, anche se di nobile ed aulica salinità come quello di Totti, venne pagato solo dall’emittente, non importa se chi se lo trovò addosso in fondo in fondo poteva pure meritarselo. Invece una sonora craniata pettorale, purchè il cranio sia quello franco-algerino di Zidane, oltre al male infligge alla vittima anche due turni di squalifica. Perché in fondo il calcio è lo specchio di una società. E se quindi noi alla fine continueremo a tenerci Luciano Moggi, anche se forse avrà un altro nome ed un altro cognome, gli empirei internazionali continueranno a reggersi su questi pilastri di cartapesta dell’ideologia imperante nei palazzi europei. E poi non dimentichiamolo mica: siamo campioni del mondo, e abbiamo battuto sonoramente chi battuto non doveva essere. E questi italiani che vincono grazie alla mafia, agli imbrogli e alle simulazioni vanno un po’ puniti. Almeno simbolicamente. E come capro espiatorio Materazzi funziona benissimo.
C’è però un messaggio cifrato che emerge dai media francesi proprio in contemporanea a questo episodio. Un messaggio inviato in grande stile. Brigitte Bardot ha dichiarato di voler rinunciare alla cittadinanza francese, perché i francesi maltrattano gli animali. Sì, anche questa cosa puzza un po’ di grandeur, di superiorità e di politicamente corretto. Ma almeno lei, BB, ha capito che alla fine aveva ragione la nostra bestiaccia. Povero Materazzi…



